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Critiche laiche   

Un omino minuscolo

di Emiliano Gucci, Il Vernacoliere
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[10 dic 2009]
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vernacoliere_dicembreC’è chi dice: vorrei essere una mosca per ronzare nella vostra stanza e ascoltare quello che vi dite. Seguirei mia moglie per vedere se mi tradisce, spierei il mio capo per ricattarlo sul lavoro, tampinare mio figlio per saperese si droga.
lo non farei niente di tutto questo. Non vorrei volare. Diventerei piuttosto un omino minuscolo, in scala però, alto due centimetri ma con tutte le cosine a posto, gli occhi le orecchie le mani e i piedi, il cervellino
e il pipino, il nasino con le caccoline e i peletti microscopici.
Poi m’infilerei nel carcere della mia città, o nelle celle di un tribunale, tanto potrei uscire quando mi pare.
Vorrei vedere con i miei occhini come trattano i detenuti, quelli più deboli e più indifesi, quelli capitati nel giorno sbagliato.Vorrei vedere chi è gentile e chi è corretto,chi eventualmente è boia, e mena, chi semmai sbaglia un referto, omette, occulta. Sarebbe comunque un modo per occuparmi di mio figlio: non vorrei che un giorno me lo restituissero morto, le forze dell’ordine, dopo che magari l’hanno beccato con certe sostanze che non dovrebbe usare.

Non entrerei nelle stanze dei terroristi e dei mafiosi, quelli si sa che son nemici cosmici. Mirerei più in basso. M’infilerei in certe stanze di curia e d’arcivescovi, laddove si dispone che due preti che esercitano qui a Firenze, a due passi da casa mia, vengano in ugual modo rimossi. Il primo è amatissimo, col tempo e col sudore ha dato anima e motore a un’intera comunità: ha la colpa di aver sposato due persone che si amano, un uomo e una donna forse troppo particolare per stare nelle grazie di un dio; il secondo è un pedofilo, accusato di molestie dai
suoi stessi fedeli, ma altrove potrà continuare a dire messa. Vorrei sentire con quali parole si prendono
certe decisioni.

Poi vorrei stare, per esempio, negli uffici dove le aziende tagliano le teste dei lavoratori. In quelli dove i
sindacati ne barattano le esistenze. Dove le banche assassinano i disgraziati. Dove cadono le maschere e le bandiere. Dove l’uomo più vile mostra la sua faccia più vera.

Ecco, a quel punto uscirei fuori, tornerei normale e sputtanerei tutto, e denuncerei il denunciabile, perché ho fiducia nella giustizia. O forse non mi accontenterei. Forse vorrei diventare gigantesco, anche solo per cinque minuti, un omone immenso di dieci,ventisette, cinquantacinque metri: un colosso, con le orecchie come ombrelloni e
le dita come pali della luce, per non parlaredegli attributi.
Ecco, a quel punto immaginatevi che pancia, che buco del culo che ci avrei: allora gli cacherei sopra, a quei soggetti lì, e immaginate che popò di stronzi e che fetore, immaginate fosse anche un po’ sciolta, immaginate non finisse più. Li sommergerei. Poi subito tornerei uomo,impotente davanti alla sciagura: sia mai che mi pigliasse la pena, da gigante bischero quale sarei, e mi venisse voglia di trascinarli via.

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