Cultura

Natale, la festa del Sole (e delle luci)

di Cecilia Maria Calamani [18 dic 2009]

sol-invictusAccade che a Cremona, nella scuola primaria Manzoni, da 15 anni il Natale venga festeggiato in chiave  multiculturale come ‘Festa delle luci’. Accade che quest’anno, in un clima di regressione medioevale che non registravamo da secoli, la ‘Festa delle luci’ divenga oggetto di una interrogazione parlamentare di Isabella Bertolini (Pdl), la quale vuole “fermare l’ennesimo attacco ad uno dei simboli della nostra tradizioneâ€. Accade che la sostenga Luca Zaia, ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, che ha definito la festa cremonese “un harakiri culturale perpetrato da un finto educatore sulla pelle dei nostri bambini“.

Forse è il caso di rinfrescare, per chi ha memoria corta, le origini del Natale. Adottato a forza dalla cristianità come tutte le festività pagane, l’attuale Natale altro non era, per le popolazioni precristiane, che la celebrazione del solstizio d’inverno (oggi convenzionalmente fissato il 21 dicembre), il momento dell’anno a cui corrisponde, a causa della posizione che il sole assume rispetto al piano equatoriale, la notte più lunga e il giorno più corto.

Questo fenomeno veniva anticamente interpretato in chiave religiosa: il sole, giunto al minimo della sua forza e della sua potenza, sembrava improvvisamente rinascere, riconquistava le tenebre e diventava invincibile. Ed ecco che nei giorni a ridosso del 25 dicembre i Romani festeggiavano il Sol invictus (sole invincibile), gli Egiziani la nascita di Horus, gli Indopersiani quella di Mitra, i Siriani quella di El  Gabal, i Greci quella di Helios.

L’elenco delle divinità festeggiate nel mondo durante il solstizio d’inverno è lunghissimo, ad indicare come il culto del dio Sole fosse radicato in tutte le civiltà antiche.

Fu Aureliano il primo imperatore romano a istituire ufficialmente il 25 dicembre la festa del Sol invictus, nel 274. Costantino poi, nel 330, trasformò la ricorrenza in festa cristiana facendovi coincidere la nascita di Cristo, fino ad allora festeggiata in date diverse a seconda del luogo (ma più diffusamente il 6 gennaio, giorno in cui poi venne celebrata l’Epifania).

Ricordiamo anche che fu sempre Costantino a cambiare nome all’ultimo giorno della settimana, che da dies solis (giorno del sole, significato che ancora rimane nell’inglese sunday e nel tedesco sonntag) diventò dies domini (giorno del Signore).

Nonostante l’ufficializzazione della data di nascita di Cristo, il culto del dio Sole rimase ben radicato persino nelle popolazioni cristiane, come scriveva nel 460 Papa Leone Magno: â€E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di San Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità paganaâ€.

Ci vollero la soppressione del culto di Mitra, le persecuzioni dei riti politeisti dovute a  Teodosio e i decreti di Giustiniano sulla chiusura dei tempi pagani per far sì che il Natale si affermasse lentamente – e per editto – come  festa cristiana in tutto l’Impero.

Oggi, a distanza di tanti secoli, la Chiesa cattolica – appoggiata da una politica governativa di convenienza – si trova di fronte allo stesso problema: sradicare interpretazioni diverse e sancire (ancora!) che il Natale è solo e unicamente il simbolo della cristianità.
Forse a definirla regressione medioevale siamo stati fin troppo indulgenti. Sta di fatto che nel 2009 una interrogazione parlamentare al ministro dell’Istruzione attende risposta.

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26 commenti
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  1. Tra l’altro, c’è stato un epilogo. I bambini della scuola si sono visti scippati della festa organizzata dai loro maestri e pare siano rimasti malissimo.
    Comunque, quanto meglio sarebbe se ognuno rispettasse le proprie funzioni. Ad esempio, se la scuola evitasse la e le religioni in genere e si dedicasse agli insegnamenti indispensabili per affrontare la vita. Nel caso delle elementari insegnare a leggere e scrivere, cosa che non darei così per scontata.
    Consolante (ovviamente per modo di dire) che la lotta sulle festività non si limita al nostro Paese.
    Mi permetto di segnalarti quanto successo col marchio Gap negli Usa e qui riportato http://www.nessundio.net/blog/2009/12/18/3255/#comment-65000
    Saluti,

  2. Complimenti: un riassunto ben scritto, breve ma non troppo = utile per divulgazione fra gli smemorati.

    Un saluto dall’Umbria

  3. @Tiziana
    Già parlare, alle elementari, dell’origine dei miti e delle tradizioni sarebbe un bel passo avanti. Oltre che saper leggere e scrivere che, come giustamente dici, non è scontato. Ma la ricerca, la domanda, il dubbio, la consapevolezza, fanno parte di un metodo ’scientifico’ lungi dall’essere applicato.
    Riguardo agli Usa, hanno dei picchi di bigottismo – in senso ampio – superiori ai nostri, ma altrimenti motivati.
    Grazie comunque per la segnalazione, non ne ero a conoscenza.
    @Nicoletta
    Grazie :-) A volte basta poco, quel poco che a noi manca. E che purtroppo non è neanche memoria, bensì educazione, unita alla scarsa tendenza dell’uomo a porsi qualche domanda in più per non mettere in crisi credenze acquisite…

  4. Sono in assoluta sintonia con Tiziana.
    Qualora la religione , o peggio le religioni, dovessero essere insegnate a scuola non potrebbero essere somministrate dai maestri elementari perchè la materia non fa parte del loro programma di studio.
    Il dubbio, Cecilia, non si trasmette facendo il presepio con la stagnola o contrabbandando la festa delle luci perchè è il periodo più buio dell’anno, altrimenti qualche bambino pronto potrebbe chiederti perchè festeggiano anche in Nuova Zelanda. In realtà credo che tutto questo qua qua sulle religioni, alimentato dai politici ma dobbiamo ammetterlo anche da noi, deriva dal fatto che non siamo in grado di scrollarci di dosso il cattolicesimo che impregnò, ha impreganto e forse impregnerà le nostre vite e quelle dei nostri eredi .

  5. Dimenticavo, complimenti per il riassuntino divulgativo che , in effetti , ancora molti ignorano

  6. @Rom
    le religioni fanno parte delle materie scolastiche: storia e italiano alle elementari, a cui si aggiunge filosofia al liceo. non bisogna insegnarle ‘dal di dentro’, ma darne una visione il più possibile oggettiva: storia, principi, valori, obiettivi. ricordare ai ragazzi le origini del natale, che qui ho riassunto, secondo me invece dovrebbe essere un dovere di ogni insegnante in periodo natalizio: è storia, rientra nei compiti educativi.
    l’approccio dovrebbe essere quello razionale, al di sopra della singola scelta di coscienza e di fede dell’insegnante. così come si parla di fatti di attualità, o si commemora la festa della repubblica, perchè, sotto natale, non raccontare da dove proviene la ricorrenza? poi starà alle famglie indirizzare o meno i loro figli verso una concezione mistica che, ripeto, la scuola non dovrebbe assolutamente dare.
    il dubbio, romano, si trasmette con il ragionamento, con l’approccio scientifico, stimolando i ragazzi a chiedersi sempre il perchè, a non accettare definizioni predonfezionate, a discutere le verità che scendono dall’alto. la festa delle luci era solo uno spunto per parlare di fatti, come rammenti anche tu, sconosciuti a tanti e che purtroppo non vengono menzionati nelle scuole.
    è così che poi la quasi totalità degli adulti pensa ancora che gesù, ammesso che sia mai esistito, sia nato proprio la notte del 24 dicembre.
    se la scuola riuscisse a operare una distinzione tra storia e mito saremmo già un pezzo avanti!

  7. Non è vero che le religioni siano materia scolastica-
    Solo chi segue l’ora di religione la fa e fa la religione cattolica.
    Qualsiasi altro insegnamento è un abuso che i genitori tollerano.
    Certo che se un maestro vuole può insegnare da dove viene il natale, ma è cosa assolutamente secondaria e ininfluente nella cultura globale.
    Sono un insegnante di liceo so come sono impreparati i ragazzi proprio nella lettura e scrittura che dovrebbero imparare alle elementari. I
    ll dubbio, cara Cecilia, si coltiva ogni giorno e non solo per le storie natalizie.
    Concordo con Rom, chi parla come Cecilia è intriso di cultura religiosa, il che no è di per sè egativo, ma comunque stride un pò con la laicità dello Stato che dovremmo preseguire per un serena convivenza.

  8. Cara Giulia, se il tuo esercizio primario è quello di far finta di leggere in quanto scrivo ciò che tu stessa ci proietti fai pure, ma questa è la mia ultima risposta ai tuoi commenti che sembrano mirare alla distruzione piuttosto che alla costruzione, risultato di un serio confronto e non dei veleni gratuiti che spargi per non so quale motivo.
    Sul post ‘Presepi d’ordinanza: armi di distrazione di massa’ (http://www.cronachelaiche.it/2009/12/crocifissi-e-presepi-armi-di-distrazione-di-massa/ ) hai lasciato un commento denigratorio per la sottoscritta senza poi motivarlo come richiesto, o forse non avevi nulla da argomentare?
    Non so se sei un troll, non so se ti diverti a mettere in bocca alle persone cose che non dicono ma francamente non ho alcun interesse a confrontarmi con te per cui, come ho già scritto, non risponderò più alle tue provpcazioni. Ciò non toglie che tu sia libera, come tutti, di scrivere ancora commenti su questo sito se ti atterrai alle semplici regole riportate in testa al form dei commenti. Altrimenti verrai censurata, come facciamo con tutti quelli che non le rispettano. E se qualcuno avrà voglia di risponderti faccia pure, io ho altro di meglio da fare.

  9. Non vorrei incorrere nelle ire di nessuno, ma anche a me sembra che le materie religiose non fanno parte dei programmi scolastici. Diciamo che i genitori se ne fregano e quindi non si oppongono. Anche se bisogna riconoscere che la maggior parte dei maestri non si impegolano in queste stupidaggini dedicandosi alla famosa lettura e scrittura invocata in diversi commenti .
    Ma la domanda principale è perchè il natale , dai panettoni ai presepi, non dura più dal 24 al 26 come ai miei tempi, ma dal 20 novembre in poi?

  10. @Jo
    Le ire si scatenano su commenti pretestuosi e denigratori, non su chi espone semplicemente ed educatamente la propia opinione :-)
    Allora, ricapitoliamo: certo ( e meno male) che la religione cattolica non fa esplicitamente parte dei programmi scolastici. Infatti, ahinoi, esiste l’ora di religione. Ciò che intendevo dire con i miei commenti è che le materie che si insegnano a scuola, in particolare italiano, storia e filosofia, sono intrise di religione proprio perchè lo è, nel bene e nel male, la nostra cultura. Da Dante a san’Agostino alle crociate, non si può certo dire di non studiare a scuola la religione cattolica nelle sue varie declinazioni – storica, umanistica, filosofica – che non sono, e non devono essere, confessionali. Ecco perchè, in altri post su questo sito, abbiamo sempre ribadito l’inutilità – e la pretestuosità – dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Chi vuole fare catechismo, infatti, può recarsi nelle parrocchie. Gli altri studieranno, come è corretto che sia, l’influenza religiosa sulla nostra cultura come dicevo sopra.
    Ciò non toglie che, così come un insegnante può (e dovrebbe) spiegare ai ragazzi le nostre ricorrenze storiche (Porta Pia, la Liberazione, il primo maggio, ecc), potrebbe anche spiegare loro, visto che la scuola chiude per 15 giorni, l’origine della ricorrenza che si accingono a festeggiare, il Natale, in modo tale che sappiano che il 25 dicembre è stato scelto come giorno della nascita di Gesù (ammesso e non concesso che sia mai esistito) da Costantino solo per estirpare i riti politeisti preesistenti al cristianesimo.
    Questo e solo questo intendevo dire. Dare ai ragazzi una informazione e non un’opinione è fondamentale. E’ la base stessa della cultura e dello sviluppo della personalità critica. Personalmente non conosco alcun insegnante che spieghi ai suoi alunni da dove abbia origine il Natale (anzi, non lo sanno neanche moltissimi adulti!). Ma, naturalmente, spero che ce ne siano.
    Riguardo alla tua ultima domanda, più dura la ‘festa’ più si riesce a vendere. E in effetti oramai si vedono i primi panettoni subito dopo Hallowen, altra festa – per altro non facente parte della nostra cultura – di sicure origini commerciali.

  11. Jo, il tuo commento è puntuale e intelligente. E probabilmente, essendo le tue domande “retoriche”, le risposte te le sei già date.

  12. Per fortuna non c’è l’ora di Attualità e di Politica, altrimenti sarebbero tutti berluscones o come i tronisti LOL

  13. Non vorrei essere il mandante morle di chi ti ha contestato. Ma credo proprio che quello che dovremmo contestare, Cecilia, è l’intrisione (si dice?) della cultura cattolica.
    Anche a me sembra che non respingendola decisamente, oppure trovando scappatoie, ci si pieghi ad essa.
    Ripeto ancora una volta che sono in sintonia col commento 1, ad ognuno il proprio ruolo.
    Contesto – e spero di non essere irriso per questo – quando dici che da Gesù a sant’Agostino si parla di religione. Ad esempio io sono portato a pensare che Gesù è esistito, ma non necessariamente è il fondatore del cristianesimo.
    Come ultima cosa, il sito è tuo e ti muovi come credi, ma non mi sembra un buon viatico aggredire le persone che esprimono DUBBI.

  14. Caro Romano, non potrei, anche volendo, considerarti mandante di nulla. Siamo grandi (credo), ognuno scrive quello che pensa e nel modo che ritiene più opportuno. Non ho mai aggredito nessuno, ho solo risposto ad aggressioni altrui. Questa Giulia ha scritto in un altro commento che io ’scopiazzo’ e, inviata ad essere più precisa, non ha risposto. Su questo post, poi, ha sparato che io sarei ‘intrisa di cultura religiosa’.
    Questo spazio nasce per discutere e confrontarsi, non per denigrare. Volentieri rispondo ad ogni sollecitazione, basta che non sia un insulto gratuito . Non c’è alcuna pretesa che le persone la pensino come me o come gli altri che qui scrivono e ben vengano i dubbi (solo gli stupidi non ne hanno!). Da lì all’offesa, ne converrai, ce ne corre. Chiarito ciò, passo al resto.
    Mi sembra che la pensiamo nello stesso modo (a ognuno il suo mestiere). Sono una sostenitrice della inopportunità dell’ora di religione e, in genere, dell’insegnamento della religione nelle scuole.
    Da lì a non studiare Dante o sant’Agostino ce ne corre: sono bastioni della nostra cultura, non si può arrivare all’assurdo di non inserirli nei programmi scolastici. Così come si studiano le criociate, delle quali, anzi, si tace sempre troppo sulla efferatezza. Quello che cambia è l’approccio: si studia Gesù come messia o come profeta-filosofo che forse è esistito intorno all’anno zero? L’approccio scientifico è l’unico che può garantire una totale equidistanza dal pensiero personale, credente o non, dell’insegnante.

  15. Tanto rumore per nulla…….

  16. Nell’articolo, per altro interessante (ma non tutti sanno che la Festa del Sole o della Luce è da poco stata introdotta pure ad Oxford, al posto del Natale), si scrive che il culto di Mitra venne soppresso. Ora: ciò non mi pare che corrisponda alla realtà. Tale culto, secondo ciò che so, subì un naturale declino dopo che parte di esso iniziò a fondersi con il paleocristianesimo e le altre dottrine romane dell’epoca. Questa sottolienatura riguardo la sua presulnta soppressione mi preme, poiché vi potrebbero essere persone indotte a credere che la soppressione possa essere stata perpetrata a favore del cristianesimo emergente. Se l’affermazione fatta nell’articolo s’appoggia su una deduzione logica legata all’effettiva distruzione di molti mitrei, allora occorre ricordare che tutto ciò avvenne principalmente per mano dei barbari al momento delle loro calate.

  17. @Stefano, ti ringrazio per le precisazioni e per la notizia su Oxford, che ignoravo.
    Tuttavia, se è vero che il mitraismo subì il declino naturale che tu citi, è pur vero che la sua fine definitiva è dovuta al decreto di Teodosio contro i culti non cristiani. Riporto da wikipedia:

    “All’incirca nel III secolo, i culti popolari di Apollo e Mitra iniziarono a fondersi nel sincretismo romano e nella stessa epoca comparve il culto del Sol Invictus; nel 274 l’imperatore Aureliano (la cui madre era una sacerdotessa del Sole) rese ufficiale il culto di questa divinità, costruendogli un nuovo tempio e dedicandogli un nuovo corpo di sacerdoti (pontifices solis invicti): l’imperatore attribuì al dio le sue vittorie in Oriente.
    Questo periodo segnò anche l’inizio del declino del Mitraismo: poco dopo l’Impero romano perse la Dacia e le invasioni dei popoli del nord distrussero molti templi lungo la frontiera dell’Impero, la principale roccaforte del culto. La diffusione del Cristianesimo all’interno dell’Impero, sostenuta dal favore di Costantino verso la nuova religione, fece la sua parte.
    Il regno dell’imperatore Giuliano, che cercò di restaurare il culto e di limitare l’avanzata della religione cristiana, e l’usurpazione di Flavio Eugenio rinnovarono le speranze dei seguaci di Mitra, ma il decreto stilato da Teodosio nel 391, che vietava qualsiasi culto non cristiano, sancì definitivamente la fine del Mitraismo.
    Tarde sopravvivenze del culto mitriaco si possono trovare fino al V secolo in alcuni luoghi delle Alpi e nelle regioni orientali”.

  18. Con molta umiltà vorrei informarvi che secondo gli ultimi studi è molto probabile che Gesù sia nato il 25 dicembre e, inoltre, che gli storici affermano che il Natale del Sol Invictus sia stato posto il 25 dicembre per oscurare la festività cristiana. Costantino era un seguace del culto del Sole e si è fatto battezzare in punto di morte dal vescono ariano Eusebio. Ci sono documenti che attestano che i cristiani già festeggiavano il Natale il 25 dicembre all’inizio del III sec. Nel calendario romano il termine Natalis veniva impiegato per molte festività, come il Natalis Romae (21 aprile) che commemorava la nascita dell’Urbe, e il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 273 d.C., e poi spostata al 25 dicembre, forse in concorrenza con la ricorrenza cristiana. Ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25!
    Alla luce delle fonti, sembra sia andato esattamente al contrario di quanto spesso asserito, che cioè i Cristiani avrebbero “battezzato” la festa pagana. È infatti la festa del Sole Invitto che è stata posta – o ancora meglio spostata – al 25 dicembre per tentare di “oscurare†quella cristiana del Natale, le cui attestazioni documentali sono di gran lunga più antiche della prima. Solo per citarne una: Ippolito di Roma già nel 204 riferiva che la Chiesa festeggiava la nascita di Gesù il 25 dicembre. La data di nascita di Cristo non è riportata nei Vangeli. Fin dai primi secoli, i cristiani svilupparono diverse tradizioni, basate su ragionamenti teologici. Un’ipotesi piuttosto recente asserisce che la data del Natale corrisponda alla vera data di nascita di Gesù. Si tratta di un’ipotesi scientifica basata sull’analisi dei testi presenti nella biblioteca essena di Qumran e su alcune informazioni fornite dal Vangelo secondo Luca. Secondo Luca, San Giovanni Battista fu concepito sei mesi prima di Gesù (e quindici mesi prima del Natale), e l’annuncio del suo concepimento fu dato al padre San Zaccaria mentre questi officiava il culto nel Tempio di Gerusalemme. Dai rotoli di Qumran si è potuto ricostruire il calendario dei turni che le vari classi sacerdotali seguivano per tali offici, ed è stato possibile stabilire che il turno della classe di Abia (a cui apparteneva Zaccaria) cadeva due volte l’anno. Uno dei due turni corrispondeva all’ultima settimana di settembre, ossia proprio quindici mesi prima della settimana del Natale. Inoltre non deve sorprendere il fatto che gli angeli alla nascita annuncino l’evento ai pastori di greggi all’aperto; poiché probabilmente, per i noti problemi di impurità sappiamo che gli ovini scuri erano considerati impuri ed erano costretti a stare tutto l’anno all’aperto per questo motivo e fuori dalla città.

  19. Ho trovato questo articolo del prof. Michele Loconsole, sulla storicità del Natale. è un po’ lungo ma come dice Cecilia Calamani, che condivido, bisogna dare “una visione il più possibile oggettiva: storia, principi, valori, obiettivi. ricordare ai ragazzi le origini del natale … secondo me invece dovrebbe essere un dovere di ogni insegnante in periodo natalizio: è storia, rientra nei compiti educativi. l’approccio dovrebbe essere quello razionale, al di sopra della singola scelta di coscienza e di fede dell’insegnante. così come si parla di fatti di attualità, o si commemora la festa della repubblica, perchè, sotto natale, non raccontare da dove proviene la ricorrenza?” Se mi consentite purtroppo molto spesso anche il laicisti e non solo i poveri e oscurantisti cattolici cadono nel luogo comune e non seguono un “approccio veramente razionale” e, direi, scusatemi, onesto. non solo la religione deve essere strumentalizzata, ma anche la storia

    “La storia conferma la nascita di Gesù il 25 dicembre – Molti si interrogano se Gesù sia nato veramente il 25 dicembre. Ma cosa sappiamo in realtà sulla storicità della sua data di nascita? I Vangeli, come è noto, non precisano in che giorno è nato il fondatore del cristianesimo. E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? È vero, inoltre, che questa festa cristiana – seconda solo alla Pasqua – è stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di Gesù? Cominciamo col dire che il solstizio d’inverno la data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus – cade il 21 dicembre e non il 25. In secondo luogo è bene precisare che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte. Dato che è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana – risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei – e che ha avuto origine dalla cerchia dei familiari di Gesù, ossia dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina. E allora, se la Chiesa ha subito fissato al 25 dicembre la nascita di Gesù, abbiamo oggi prove documentali e archeologiche che possono confermare la veneranda tradizione ecclesiale? La risposta è si.
    Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di Qumran, un?arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La località era stata sede della comunità monastica degli esseni, che oltre all’ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantità di testi, poi nascosti in grandi anfore per salvarli dall’occupazione romana del 70 d.C. All’indomani della fortunata scoperta, archeologi di tutto il mondo avviarono una grande campagna di scavi nell’intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e migliaia di manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati. Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: è il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C. La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere, dopo quasi due millenni, le date in cui le classi sacerdotali di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell’anno. Il testo in questione riferisce poi che la classe di Abia, l’VIII delle ventiquattro che ruotavano all’officiatura del Tempio – classe sacerdotale cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista – entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre. La notizia apparentemente secondaria si è rivelata invece una vera bomba per gli studiosi del cristianesimo antico. Infatti, se Zaccaria è entrato nel Tempio il 23 settembre, giorno in cui secondo il vangelo di Luca ha ricevuto l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, che gli ha comunicato – nonostante la sua vecchia età e la sterilità della moglie Elisabetta – che avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni, questo vuol dire che il Precursore del Signore potrebbe essere nato intorno al 24 giugno, nove mesi circa dopo l’Annuncio dell’angelo. Guarda caso gli stessi giorni in cui la Chiesa commemora nel calendario liturgico, già dal I secolo, sia il giorno dell’Annunciazione a Zaccaria che la nascita di Giovanni. Detto ciò, Maria potrebbe avere avuto la visita, sempre di Gabriele, giorno dell’Annunciazione, proprio il 25 marzo. Infatti, quando Maria si reca da sua cugina Elisabetta, subito dopo le parole dell’Arcangelo, per comunicare la notizia del concepimento di Gesù, l’evangelista annota: “Elisabetta era al sesto mese di gravidanza”. Passo evangelico che mette in evidenza la differenza di sei mesi tra Giovanni e Gesù. E allora, se Gesù è stato concepito il 25 marzo, la sua nascita può essere ragionevolmente commemorata il 25 dicembre, giorno più, giorno meno. Se così stanno i fatti – e la fonte qumranica li documenta – possiamo affermare senza tema di smentita che grazie alla scoperta della prezioso testo, avvenuto appena sessant’anni fa, la plurimillenatria tradizione ecclesiastica è confermata: le ricorrenze liturgiche dei concepimenti e dei giorni di nascita, sia di Giovanni che soprattutto di Gesù, si sono rivelati pertanto compatibili con la scoperta archeologica del Deserto di Giuda. Cosa sarebbe accaduto se, per esempio, avessimo scoperto che il sacerdote Zaccaria fosse entrato nel Tempio nel mese di marzo o di luglio? Tutte le date liturgiche che ricordano i principali avvenimenti dei due personaggi evangelici sopra citati sarebbero diverse da quelle indicate dalla tradizione ecclesiale. E subito gli scettici, strappandosi le vesti, avrebbero gridato al mondo intero che la Chiesa si è inventata tutto, compreso la data di nascita del suo fondatore. Ma l’indagine non è ancora terminata! Alcuni detrattori della storicità della data del Natale al 25 dicembre hanno, infatti, osservato che in quel mese – cioè in pieno inverno – gli angeli non potevano incontrare in aperta campagna e di notte greggi e pastori a cui dare la lieta notizia della nascita del Salvatore dell’umanità. Eppure, quanti sostengono questa ipotesi dovrebbe sapere che nell’ebraismo tutto è soggetto alle norme di purità. Secondo non pochi antichi trattati ebraici, i giudei distinguono tre tipi di greggi. Il primo, composto da sole pecore dalla lana bianca: considerate pure, possono rientrare, dopo i pascoli, nell’ovile del centro abitato. Un secondo gruppo è, invece, formato da pecore la cui lana è in parte bianca, in parte nera: questi ovini possono entrare a sera nell’ovile, ma il luogo del ricovero deve essere obbligatoriamente al di fuori del centro abitato. Un terzo gruppo, infine, è formato da pecore la cui lana è nera: questi animali, ritenuti impuri, non possono entrare né in città né nell’ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all’aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. Non dimentichiamo, poi, che il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte è lunga e fredda, proprio come quelle d?inverno. Ricordo che Betlemme è ubicata a 800 metri sul livello del mare. Alla luce di queste considerazioni, possiamo ritenere risolto il mistero: i pastori e le greggi incontrati dagli angeli in quella santa notte a Betlemme appartengono al terzo gruppo, formato da sole pecore nere. Prefigurazione, se vogliamo, di quella parte della società, composta da emarginati, esclusi, derelitti e peccatori che tanto piacerà avvicinare al Gesù predicatore. In conclusione, possiamo dunque affermare non solo che Gesù è nato proprio il 25 dicembre ma che i vangeli dicono la verità storica circa i fatti accaduti nella notte più santa di tutti i tempi: coloriamo di nero le bianche pecorelle dei nostri presepi e saremo più fedeli non solo alla storia quanto al cuore dell’insegnamento del Nazareno”

    Il prof. Michele Loconsole è dottore in Sacra Teologia ecumenica, Presidente dell’associazione internazionale ENEC (L’EUROPE NEAR EAST CENTRE) e Vicepresidente della Fondazione Nikolaos e dell’Associazione Puglia d’Oriente. ha conseguito il Dottorato in Sacra Teologia presso la Facoltà di Teologia Ecumenico-Patristica Greco-Bizantina “San Nicola” di Bari, della Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino” di Roma, con la tesi Il simbolo della croce tra giudeo-cristianesimo e tarda antichità: un elemento della translatio Hierosolymae. INTERESSI DI RICERCA Storia e liturgia delle comunità giudaiche medievali dell’Italia meridionale; traduzioni e commenti di testi liturgici sinagogali, con particolare riferimento agli Inni di Elya bar Shemmaya (XI secolo); usanze e riti liturgici delle sepolture giudaiche del I secolo d.C.; storia, esegesi e letteratura del giudeo-cristianesimo.

    .

  20. @you
    Apprezzo lo sforzo, ma il teologo fa assunti su assunti. Dimostra che una storia del genere è plausibile, ma non dimostra che è vera, due cose un po’ diverse. Il primo suo assunto è che Gesù sia persona storica, cosa di cui, ad oggi, non c’è prova.
    Tutto il pezzo è una dimostrazione che sia nato il 25 dicembre, ma si basa sul nulla, perchè non ci sono prove della sua esistenza. Il professore tenta di dare veridicità storica a una probabile leggenda. Se davvero fosse esistito un tizio che si faceva chiamare figlio di dio, sarebbe comunque successivo alla celebrazione del dio sole.
    In molti luoghi la natività veniva festeggiata il 6 gennaio, in altri a marzo, finchè Costantino la impose il 25 dicembre in tutto l’impero, per ‘occupare’ la festa dl Sol Invictus stabilita, sempre in quella data, da Aureliano – sessant’anni prima.

  21. da come leggo tu forse non sei nè una storica nè filologa, vero? le affermazioni del professore certamente sono plausibili, come lo sono tutte le ricerche in campo storico. allora anche tu non mi hai dimostrato che quello che scrivi “è vero”, devi ammettere che è almeno probabile, ma non vero! non puoi dire che le sue argomentazioni si basano “sul nulla”; invece si basano sui reperti di Qumran. e le tue dove si basano? anche quelle sul “nulla”, al massimo su qualche articoletto qua e là, ma non penso su ricerche storiche ed esegetiche. Comunque ti ringrazio lo stesso per la risposta. ma vorrei scriverti ancora due cose. é poco probabile che “In molti luoghi la natività veniva festeggiata il 6 gennaio”, ma le chiese cristiane celebravano piuttosto la festa dell’Epifania (dal greco epiphàneja: manifestazione, apparizione), che commemora la visita dei Re Magi a Gesù e non la sua nascita. solo un testo del 243 De paschae computus, attribuito a Cipriano ma probabilmente apocrifo dichiara che la nascita di Cristo fu il 28 marzo perché fu in quel giorno che il sole fu creato. non so su quale fonte autorevole tu possa basarti per affermare che “in altri luoghi” si festeggiasse a marzo. Riguardo al Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole (Mitra), ti ripeto, che non è stata “occupata” dal Natale cristiano (è un luogo comune, non è storia) ma è stata introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzato per la prima volta da Aureliano nel 273 d.C., e poi spostata al 25 dicembre, forse in concorrenza con la ricorrenza cristiana. Ancora durante il regno di Licinio (imperatore dal 308 al 324 d.C.) il culto al dio solare veniva celebrato il 19 dicembre, e non il 25! mi spiace per il tuo articolo, ma riguardo alle tue affermazioni potevi lasciare almeno uno spiraglio al dubbio storico che deve sempre presiedere qualunque ricerca, visto che metti in causa gli insegnanti, “spacciando” per verità assoluta la tua storia sul Natale, pretendendo che sia insegnata nelle scuole. almeno risparmia l’università, dove i ricercatori sono un po’ più prudenti nelle loro affermazioni.
    Scusami ma voglio essere un po’ ironico: forse sei vissuta in Palestina circa 2000 anni fa per affermare in modo assoluto l’assenza di prove a favore dell’esistenza di Gesù. se si dubita dell’esistenza storica di Gesù dovremmo farlo anche con la maggior parte, anzi con tutti i personaggi dell’età antica. non so cosa intendi per prove? se per prova intendi argomento, testimonianza o documento che si adduce per dimostrare la verità di un’affermazione, di un fatto, allora nella ricerca storica si parla di fonti, soprattutto quelle scritte (nel nostro caso), anche perchè in quel tempo non esisteva la cinepresa e, pertanto non ci possono essere prove come dici tu. Nella ricerca storica solitamente si tiene in considerazione il criterio dell’attestazione molteplice: una testimonianza concordante, proveniente da fonti diverse e non sospette di essere intenzionalmente collegate tra loro, merita di essere riconosciuta da tutti. la certezza poggia sulla convergenza e sull’indipendenza delle fonti. Ora l’esistenza storica di Gesù è testimoniata non solo nei Vangeli, ma anche in alcune fonti storiche extra-cristiane. Prescindo dai Vangeli, che sicuramente tu a priori non li tieni in considerazione (a differenza degli storici) forse anche perchè occorre dimostrare competenze linguistiche, filologiche, storiche ed esegetiche per affrontare uno studio veramente scientifico su questi testi. se tu affermi che non ci sono prove dovrei dedurre che hai svolto una serie di ricerche, superando anni e anni di studi compiuti da storici, biblisti, grecisti, filologi ed esegesti. Porto ora solo alcuni esempi di fonti che citano Gesù e che non appartengono agli ambienti letterari cristiani. Le prime chiare testimonianze storiche sulla persona di Gesù, ci sono state tramandate dallo storico giudeo-romano Giuseppe Flavio (37-103 circa), che fu prima legato del Sinedrio, governatore della Galilea e comandante dell’esercito giudaico nella rivolta anti-romana, ed in seguito consigliere al servizio dell’imperatore Vespasiano e di suo figlio Tito. Nella sua opera Antichità giudaiche (93-94), nella quale narra la storia ebraica da Abramo sino ai suoi tempi, egli fa un accenno indiretto a Gesù; l’occasione gli è fornita dal racconto della illegale lapidazione dell’apostolo Giacomo (detto tradizionalmente il Minore), che era a capo della comunità cristiana di Gerusalemme, avvenuta nel 62, descritta come un atto sconsiderato del sommo sacerdote nei confronti di un uomo virtuoso: “Anano […] convocò il sinedrio a giudizio e vi condusse il fratello di Gesù, detto il Cristo, di nome Giacomo, e alcuni altri, accusandoli di trasgressione della legge e condannandoli alla lapidazione†( Antichità giudaiche, XX, 200). si tratta di una informazione diretta, di prima mano, da parte di chi non aveva nessun interesse politico, storico o religioso nel citare un uomo che, in quel periodo, il mondo conosciuto semplicemente ignorava. Altro passo di Giuseppe Flavio: “Ci fu verso quel tempo un uomo saggio che era chiamato Gesù, che dimostrava una buona condotta di vita ed era considerato virtuoso (o: dotto), e aveva come allievi molta gente dei Giudei e degli altri popoli. Pilato lo condannò alla crocifissione e alla morte, ma coloro che erano stati suoi discepoli non rinunciarono al suo discepolato”. Ecco cosa troviamo poi negli Annales di Tacito,grande storico romano (54-119), pretore, oratore, consul suffectus e proconsole in Asia, scrisse attorno al 112 i suoi 16 libri di Annali, che narrano la storia romana dalla fine del principato di Augusto (14 d.C.) alla morte dell’imperatore Nerone (68) : “Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene
    raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato” (Tacito, Annales, XV, 44). Il fatto che Tacito non usi le classiche espressioni del “sentito direâ€, quali ferunt, tradunt (si dice, si racconta) ci fa pensare che egli attingesse a fonti piuttosto sicure: per la sua posizione politica, aveva accesso agli Acta Senatus, ovvero i verbali delle sedute del senato romano, e gli Acta Diurna Populi Romani, ovvero gli atti governativi e le notizie su ciò che accadeva giorno per giorno. tieni presente che non si può pretendere di trovare una quantità illimitata di fonti extra-cristiane perchè la predicazione di Gesù era un fatto locale di una piccolissima e sperduta provincia dell’Impero romano, un dato forse di qualche importanza per un breve periodo in Palestina, ma relegato alla “cronaca locale†come elemento quasi di routine in una terra in cui predicatori e presunti Messia spuntavano quotidianamente, all’interno di un universo come quello imperiale che doveva presentarsi come un crogiolo di infinite posizioni filosofiche e religiose. Ecco allora che l’affermazione di un fariseo (quindi, secondo l’accezione comune, nemico di ogni eresia messianica) quale Giuseppe Flavio riguardo all’uomo Gesù, per quanto voce isolata, diventa fondamentale se non altro per fornirci un dato di certezza quasi assoluta: il quasi, in realtà, è pressoché pleonastico, voglio lasciare un piccolo spiraglio al dubbio storico che deve sempre presiedere qualunque ricerca.

  22. @you
    Nel mio articolo mi sono limitata a riportare l’origine della festa del Natale, punto. Non mi sono invischiata in dimostrazioni o controdimostrazioni sulla esistenza storica di Cristo perchè il terreno franerebbe sotto i piedi di chiunque, non esistendo prove certe. In ogni caso ripeto anche a te ciò che ho detto ad altri: l’onere della prova è di chi afferma.
    Ciò che veramente mi stupisce, però, è la perseveranza con cui i cattolici cerchino appigli storici o scientifici. Vale per te nel dimostrare non solo l’esistenza di Cristo ma anche che nacque proprio il 25 dicembre, vale per chi cita fior di neuropatologi per dimostrare che i veggenti di Medjougorie ‘vedono’ la madonna o che le eventuali (rare) guarigioni spontanee siano ‘miracoli’.
    Tutte dimostrazioni, per altro, non accettate dal mondo scientifico, che per sua stessa definizione non è di parte ma si limita a osservare la realtà.
    Nel caso specifico, se anche fosse esistito uno che si proclamava figlio di dio, questo cosa dimostrerebbe? Non certo l’esistenza del dio cristiano, perchè allora l’esistenza di Maometto (documentata, per altro) dovrebbe sottintendere l’esistenza di Allah.
    Ora, mi chiedo: stante il fatto acclarato che la fede si regge sul dogma, che importanza ha per voi cercare spasmodicamente dimostrazioni storiche e scientifiche? Ti ricordo, inoltre, che una dimostrazione viziata dal voler a tutti i costi raggiungere un risultato finale non è una dimostrazione. Piegare la storia e la scienza al dogma (che sia cattolico o di altro tipo) è l’antitesi sia della storia che della scienza.
    La scienza è dubbio, la storia, prima di certe date, anche. La fede è certezza che non deriva nè dalla storia nè dalla scienza, ma dalla volontà di voler credere.
    Il dogma, per sua stessa definizione, non è dimostrabile. Non si capisce, perciò, che bisogno abbiate di trovare prove della vostra fede. Ogni religione ne produce a quintali, e quindi chi ha ragione? I cattolici? Gli islamici? I buddisti?
    Cosa vi cambia conoscere la data esatta di una eventuale (e non provata) nascita? Continuate a credere nel vostro Dio e in quello che definite suo figlio: che quest’ultimo sia esistito o no, che sia nato il 25 dicembre o il 15 agosto non dovrebbe intaccare minimamente l’alveo delle vostre certezze. Il dogma, al contrario della scienza, è inattaccabile.

  23. è chiaro che tu non voglia dialogare: “Ti ricordo, inoltre, che una dimostrazione viziata dal voler a tutti i costi raggiungere un risultato finale non è una dimostrazione” è veramente ridicolo: o non hai compreso o hai completamente travisato il mio argomento, anche perchè mi parli di fede, miracoli e dogmi! non capisco cosa c’entrano nel nostro discorso. non ho fatto alcuna dimostrazione, ma sei stata proprio tu a parlare di prove. ti ripeto che nella storia non si possono fare delle prove; infatti ti ho riportato delle testimonianze. lo storico lavora sulle testimonianze (orali, scritte, ecc.). la storia ha un suo metodo e non è quello della fisica o della chimica: saresti cacciata al primo esame di storia. ti ho solo sottolineato che sono le tue affermazioni che sono viziate: sei partita dai soliti preconcetti e luoghi comuni. sei tu che vuoi “Piegare la storia e la scienza” ad una tesi che non trova riscontri nelle fonti. poi affermi che ti sei “limitata a riportare l’origine della festa del Natale”: hai appena definito un dogma; questa è l’origine della storia del Natale, perchè Cecilia Calamani ha parlato ex cathedra. visto che parli dei cattolici ti dico che neppure il papa, colui che rappresenta l’unità dei cattolici, si azzarderebbe parlare ex cathedra in materia di storia come fai tu, ma si limita in rebus fidei et morum, almeno quello possiamo concederlo? almeno per gli uditori credenti? penso che sei tu a strumentalizzare la storia e, perchè strumentalmente vuoi cambiare argomento, ti dico, allora, che anche ai credenti ciò che potrebbe stupire è la perseveranza con cui gli atei cerchino appigli storici o scientifici. “Cosa vi cambia conoscere la data esatta di una eventuale (e non provata) nascita? Continuate a credere nel vostro Dio e in quello che definite suo figlio: che quest’ultimo sia esistito o no, che sia nato il 25 dicembre o il 15 agosto non dovrebbe intaccare minimamente l’alveo delle vostre certezze. Il dogma, al contrario della scienza, è inattaccabile”: cosa c’entra tutto questo con il nostro argomento? boh lo sai tu. anche per gli atei cosa cambierebbe? pensavo che il nostro discorso vertesse sulla metodologia storica, non sulla fede o sui dogmi e tra l’altro si denota una certa tua superficialità non solo in materia storica, ma anche teologica. ora ti saluto e grazie per l’ospitalità

  24. dimenticavo l’onere della “prova” è principalmente tua, perchè sei tu che hai scritto l’articolo e quindi sei tu che hai affermato per prima. io voglio solo sottolineare che le affermazioni presenti nel tuo articolo non hanno nulla di scientifico e rivelano anche una profonda carenza di critica alle fonti (indubbiamente secondarie e probabilmente viziate) da parte tua. nella ricostruzione storica è importante il metodo utilizzato per accertare i fatti. se il metodo consiste in una seria e diligente attività di ricerca, di analisi e di controllo delle fonti, di verifica dei risultati ed è basato sulla logicità delle conclusioni, allora la ricostruzione dei fatti può essere attendibile. tu affermi con assoluta certezza che quella è l’origine del Natale? nella storia non esistono conclusioni “vereâ€, quindi figuriamoci le tue! esistono soltanto, come nel giornalismo, conclusioni che possono essere “accettate†grazie alla serietà del metodo di ricerca seguito nell’accertamento dei fatti: non penso sia il tuo caso.

  25. @You
    Io non sono certa di nulla, solo la fede può dare certezze e io (per fortuna o per sfortuna) non ne sono provvista.
    Hai detto la tua, hai portato le ‘tue’ fonti che, lo ripeto, per me sono viziate da un errore di fondo (partono dalla certezza dell’esistenza storica di Cristo, cosa ad oggi non provata). Addirittura parli di angeli e annunciazioni come fatti storici! Ma di che parliamo?
    Grazie, comunque, per il tuo intervento. I lettori avranno modo da soli di farsi un’idea.

  26. mi spiace che hai travisato di nuovo le mie parole. le fonti che ho citato non partono “dalla certezza dell’esistenza storica di Cristo” e nè sono viziate, ma portano diverse testimonianze di personalità assolutamente estranee al contesto religioso cristiano e sono vissuti nel I secolo. ti ripeto che nè Giuseppe Flavio (ebreo al servizio dell’imperatore romano) nè Tacito (storico romano, pretore, oratore, consul suffectus e proconsole in Asia) avevano alcun interesse politico, storico o religioso nel citare un uomo che, in quel periodo, il mondo conosciuto semplicemente ignorava. esistono certamente, purtroppo, tante fonti viziate a fovore di una eventuale, come dici tu, “prova dell’esistenza di Gesù”, ma non queste. ti ripeto nella storia non si fanno “prove dell’esistenza di un personaggio storico”, ma lascio perdere, perchè noto che continui o a non capire o a ignorare cosa sia la metodologia della ricerca storica. nessuno vuole dimostrare nulla! Poi riguardo agli annunci degli angeli: devo farti i complimenti, sei veramente brava ad alterare, a deformare le parole di chi osa contraddirti; non ho affermato, nè il prof. Michele Loconsole afferma (infatti dice: “secondo il vangelo di Luca”) che “angeli e annunciazioni” sono “fatti storici”. tuttavia”disgraziatamente” quando, per esempio, si prendono in esame le grandi civiltà (Egizi, Sumeri, Assiri, Babilonesi, ecc.) è difficile, mi spiace per te, prescindere da fonti con contenuti mitologici ed eziologici. il compito dello storico consiste in un intelligente e, soprattutto, onesto discernimento: sarebbe un errore scartare o considerare inutili e inadatte questo genere di fonti, senza una precedente, accurata e scientifica analisi. per fortuna fino ad ora gli storici non lo hanno mai fatto. ti porterò un esempio banalissimo e risaputo: Heinrich Schliemann, seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, organizzò una spedizione archeologica in Anatolia, dove in seguito si riportò alla luce l’antica città di Troia; una grandissima scoperta per l’umanità! detto questo vi ringrazio ancora e penso anch’io non sia più il caso di andare avanti. sono assolutamente d’accordo con te: “I lettori avranno modo da soli di farsi un’idea”. vi saluto