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Il principio del Cardinal Caffarra: trattare in modo diverso i diversi

di Stefano Faraoni
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[1 dic 2009]
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Card_caffarraCosì esordisce il Cardinal Caffarra in una lettera al Presidente della giunta emiliana Vasco Errani, in procinto di varare una nuova civilissima legge sui Dico, cosa che finora il governo nazionale non ha avuto il coraggio di fare:

“Onorevoli signori, è la mia coscienza e responsabilità di cittadino, di cristiano e di vescovo che mi induce a rivolgervi questo appello.

Nell’omelia pronunciata in San Petronio il 4 ottobre dissi che chi non riconosce la soggettività incomparabile del matrimonio e della famiglia ha già insidiato il patto di cittadinanza nelle sue clausole fondamentali.  E’ ciò che fareste, se quel comma fosse approvato: un attentato alle clausole fondamentali del patto di cittadinanza [...]. L’approvazione eventuale avrebbe a lungo andare effetti devastanti sul nostro tessuto sociale. Il matrimonio e la famiglia fondata su di esso è l’istituto più importante per promuovere il bene comune della nostra regione. Dove sono erosi, la società è maggiormente esposta alle più gravi patologie sociali.

Se è ingiusto trattare in modo diverso gli uguali, è ugualmente ingiusto trattare in modo uguale i diversi.

Onorevoli signori, come cittadino, cristiano e vescovo, rispetto la vostra autorità [...] ma con la stessa forza e convinzione vi dico che vi possono essere leggi gravemente ingiuste, come sarebbe questo comma se venisse approvato, che non meritano di essere rispettate [...]. Vi chiedo di accogliere questo appello, di riflettere seriamente prima di prendere una decisione che potrebbe a lungo termine risultare devastante per la nostra Regione. Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare ciò che è di Dio stesso”.

Se quest’ultimo anatema d’inquisitoriale memoria non bastasse a farci ricordare quanto anacronistica sia diventata certa religione cattolica, fors’anche per gli spiriti più conservatori – quelli seguaci del liturgismo ratzingeriano – consiglieremmo di concentrarci sull’altra frase che di per sé vale una vita, un modo di essere, una certificazione ideologica: “Se è ingiusto trattare in modo diverso gli uguali, è ugualmente ingiusto trattare in modo uguale i diversi”.

L’indice di “sovversione” di questo modo di concepire il rapporto fra gli uomini, è talmente alto da scardinare con facilità non solo i più basilari principi democratici e costituzionali (ai quali il Cardinale dovrebbe comunque attenersi); ma addirittura il principio, l’idea, il fondamento vero della cristianità. Del cristianesimo si può dire tutto e il contrario di tutto, ma non che non contenga in origine un nucleo di fascino e di suggestione (che è anche bellezza) rappresentato da un’idea tanto semplice quanto incontestabilmente rivoluzionaria : “Tutti gli uomini sono uguali. Tutti”.

Avere l’improntitudine di dire che è ingiusto trattare in modo uguale i diversi, è un’abnormità così irreligiosa e irriverente nei confronti del cristianesimo (oltre che degli uomini) che davvero c’è da chiedersi come ha fatto questo signore, non solo a diventare un Principe di Santa Romana Chiesa, ma anche solamente ad essere ordinato sacerdote.

Già ammettere che esistano diversità fra le persone, diciamocelo chiaramente, non è bello. Perché a questo punto, all’immigrato, all’extracomunitario, all’omosessuale, alla donna stessa, dovrebbero essere applicati criteri di differenziazione genetica mortificanti per una democrazia; ma richiamare la necessità di un trattamento diverso nei loro confronti – magari semplicemente perché omosessuali o non intenzionati a sposarsi – supera ogni limite di decenza etica.

Tutto ciò marca sempre più, qualora ve ne fosse ulteriormente bisogno, la differenza fra la cristianità e la prassi cattolica, fra l’ideologia buona delle origini e la sovrastruttura tutta umana creata nel corso dei secoli dalla Chiesa di Roma. E questo nuovo Papa sembra proprio che voglia ulteriormente marcare la differenza, allargare a dismisura questa forbice, sia di persona, sia per il tramite di alcuni dei suoi favoriti.

Se l’auspicato dialogo fra Stato e Chiesa, o anche fra le religioni, si basa su questi presupposti, non è difficile prevedere che, anche senza essere laicisti o integralisti religiosi, non ci sono i presupposti minimi per cercare una ragionevole convivenza multiculturale. E la colpa stavolta non è certo di chi si proclama laico.

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5 commenti
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  1. Oltre al trattamento uguale per i diversi e diverso per gli uguali, che può far colpo su un ragazzino delle medie (ma forse sottovaluto l’intelligenza degli studenti delle medie), l’altra frase fuori da ogni logica riconosciuta è “Dio vi giudicherà, anche chi non crede alla sua esistenza, se date a Cesare ciò che è di Dio stesso”. Un perfetto esempio di paradosso, come solo la Chiesa sa proporre.
    Senza perdermi in disquisizioni sul tema, non si può valutare un ‘sistema’ usando regole che stanno fuori dal sistema stesso (Goedel insegna).
    Caffarra è veramente un pivellino: o si è fermato anche lui alla scuola media, o giudica il livello intellettivo dei suoi seguaci (e non solo) veramente molto basso.

  2. Basterebbe una fatta bene e non sentiremmo più tante idiozie!

  3. E lui che anzichè accoppiarsi e riprodursi, fa il prete, non è un diverso?

  4. Ottima osservazione, Danx! :-)

  5. Se si agita tanto vuol dire che non si sente più tanto sicuro che i fedeli lo seguano e sente il bisogno di fare colpo.