Seguimi su Libero Mobile
   

Chi€sa    Diritti&Rovesci   

Finanziamenti alla scuola paritaria: basta una telefonata di Bagnasco

di Cecilia Maria Calamani
Bookmark and Share

[7 dic 2009]
Print Friendly

vauro scuolaA Vaticalia basta una telefonata (anzi due) del cardinale Angelo Bagnasco per recuperare i tagli ai finanziamenti per le scuole paritarie previsti dalla legge finanziaria. Il presidente della Cei ha prima telefonato al premier Sivio Berlusconi e poi al ministro Giulio Tremonti lamentando la chiusura di molti istituti cattolici se non fossero stati ripristinati per intero i contributi.

Detto fatto, con un maxiemendamento le scuole paritarie hanno riottenuto i 130 milioni di euro stralciati in finanziaria dallo stesso ministro dell’Economia. Almeno fino al voto in Parlamento che non dovrebbe certo riservare sorprese.

La sudditanza del Governo rispetto alla Chiesa è sempre più evidente. Nonostante il tentativo di ‘riparazione’ giunto in questi giorni dal direttore del Giornale Vittorio Feltri, il caso Boffo continua a costituire una formidabile leva della Chiesa nei confronti del Governo. Il quale, per far perdonare l’organo di stampa della famiglia Berlusconi  – e quindi Berlusconi stesso – è disposto senza colpo ferire a calarsi le brache di fronte alle richieste economiche della Cei. Con i soldi dei cittadini, naturalmente.

Il maxiemendamento, infatti,  si abbatte come una mannaia sul welfare, sulle banche, sull’ambiente, sull’editoria. Gli unici capitoli in controtendenza sono la missione “di pace” in Afghanistan, i cui fondi  – dopo il richiamo di Obama – sono stati aumentati di 250 milioni di euro, il finanziamento alle scuole paritarie, confermato a 130 milioni di euro dopo le perentorie telefonate di Bagnasco, il 5 per mille, fissato a 400 milioni di euro e il credito d’imposta alle industrie per la ricerca, 200 milioni di euro.

Mentre la scuola pubblica arranca dietro ai tagli inferti del ministro Gelmini, la scuola paritaria, per la maggior parte cattolica, non viene neanche scalfita dalla crisi. La scusa è quella della ‘libertà di scelta educativa’ dei genitori.

Ma che strano Paese: si può violare la libertà del cittadino impedendogli di disporre anticipatamente della sua vita qualora non fosse più in grado di farlo, ma non si possono toccare i finanziamenti statali alle scuole private (cattoliche) perché altrimenti viene meno la ‘libertà di scelta’ dei genitori.
A Vaticalia la libertà funziona a senso unico.

Bookmark and Share


Tags: , , , , , , ,

9 commenti
Lascia un commento »

  1. Adesso faccio una telefonata pure io e metto tutto a posto.
    Molto grave, scherzi a parte. Tuttavia, in questo mare magnum di notizie cattive e di depressione generale, inopinatamente ce n’è una discreta: i 200 milioni per le aziende che investono nella ricerca.Intendiamoci, si tratta di agevolare le aziende che investono su progetti specifici, e quindi non sono finanziamenti alla ricerca di base…tuttavia la notizia non è male. Per il resto, è una finanziaria di bassissimo profilo, maxiemendamenti inclusi.

  2. Se è per questo un’altra cosa positiva è che sono stati stralciati i finanziamenti alle ronde cittadine.
    Ma quelli alla scuola paritaria restano un fatto gravissimo. Per fare un banale esempio: lo Stato mi mette a disposizione il Servizio sanitario nazionale. Se voglio andare in una clinica privata, LA PAGO!
    E perchè chi vuole impartire un’educazione cattolica a figli non dovrebbe fare lo stesso? Nessuno inficia la sua libertà, basta che non gravi sulle spalle di tutti i contribuenti.
    E pensare che Tremonti ci aveva anche pensato (chi l’avrebbe mai detto?). Solo che poi basta una telefonata di Bagnasco e… signorsì signor cardinale!

  3. Voglio proprio vedere queste scuole private che NON rispondono a nessuno, grazie a questi aiuti di STATO, abbasseranno le rette…AH AH AH
    Ma poi, che cittadini usciranno da una scuola cattolica, quindi di parte? Cittadini che non sapranno stare al mondo, ma che attaccheranno irrazionalmente quelli più razionali di loro, ho paura…

  4. E bravo Bagnasco,la scuola pubblica quella per i poveri che stanno tanto a cuopre a Lui va a puttane ma le gerarchie ormai si sono tolte le maschere e si mostrano per quello che sono “parassiti senza vergogna”.Qelle scuole non sono già pagate dalle famiglie degli alunni? Questi sono i veri misteri della fede!!!!!!!!!

  5. Giusto per correttezza e chiarezza…
    la scuola paritaria svolge una funzione pubblica, rispettando le stesse norme previste per la scuola statale (vedi legge 62/2000).
    Rispetto, poi, ai contestati contributi statali assegnati alle scuole “paritarie” (che ricordo essere anche le scuole materne comunali) l’impegno per le finanze dello Stato è pari, annualmente, a 584 euro per ciascun alunno della scuola dell’infanzia (materna). Ma è vero anche che ogni alunno di pari grado della scuola statale costa 6.116 euro ogni anno. Pertanto i conti sono presto fatti: ogni alunno della scuola privata fa risparmiare allo Stato 5.532 euro ogni anno. Se, quindi, lo Stato dovesse decidere di eliminare i contributi alle scuole paritarie, dovrebbe accollarsi le spese per assicurare l’istruzione ai 670.430 alunni delle istituzioni private, che significherebbe un aggravio per le casse statali di oltre 3 miliardi e 700 milioni di euro ogni anno. E ciò solo per quanto riguarda le scuole materne!

  6. @Manrico
    Se c’è una cosa che in Italia va alla grande è l’interpretazione delle cifre. Come se i numeri non porlassero da soli. La tua lettura dei puntuali dati che riporti è che lo Stato, finanziando la scuola paritaria, risparmi.
    Ma alla tua lettura sfuggono due concetti fiondamentali che la rendono faziosa.
    Il primo: non è il finanziamento statale a far sì che le persone scelgano per i figli la scuola paritaria. Per chi si può permettere di pagarne la retta, gli eventuali 65 euro al mese in meno (nel caso della materna: 584 euro diviso i 9 mesi scolastici) non fanno certo la differenza. E, in ogni caso, bisogna vedere dove vanno quei 65 euro: vengono tolti dalle rette delle famiglie o ‘regalati’ direttamente alla scuola (ipotesi più probabile)? Quindi la tua equazione “Se lo Stato dovesse decidere di eliminare i contributi alle scuole paritarie, dovrebbe accollarsi le spese per assicurare l’istruzione ai 670.430 alunni delle istituzioni private” non regge: non sono i contributi statali ad essere determinanti nella scelta della scuola privata, scelta prettamente ideologica. Se lo Stato avesse finalmente il coraggio di eliminarli, il numero degli studenti delle scuole paritarie resterebbe immutato.
    Il secondo: il finanziamento alla scuola privata è incostituzionale. L’articolo 33 della Costituzione stabilisce il diritto «ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato». Ma siccome la maggior parte delle scuole paritarie sono cattoliche, i nostri politici di destra e di sinistra si guardano bene dal sollevare il problema per non dispiacere al Vaticano e non compromettere un prezioso bacino elettorale.

  7. @Cecilia
    In merito alla tua prima obiezione, ti ricordo che i contributi statali sono erogati ormai quasi esclusivamente alle scuole gestite da organizzazioni non lucrative e non collegate in alcun modo ad organizzazioni commerciali, quindi enti che non possono realizzare profitti; inoltre, sono d’accordo con te: non sono i contributi statali ad essere determinanti nella scelta della scuola privata, ma lo sono in innumerevoli casi relativamente alla sopravvivenza o meno della stessa scuola.
    Relativamente alla obiezione di presunta “incostituzionalità”, va precisato che la Costituzione, nel citato art. 33, utilizza un termine ben preciso, come hai correttamente richiamato: “istituire”. Questo termine, interpretato correttamente, significa fondare, costituire, costruire, ma non certo gestire. Non è una sottigliezza linguistica da poco. Perché è solo in questo preciso senso di “istituire” che la Costituzione, libera, solleva lo Stato da un onere nei confronti degli Enti e privati che intendano appunto “istituire” scuole ed istituti di educazione. Inoltre il senso complessivo dell’espressione, così come è scritta, non va nella direzione, come alcuni vorrebbero, che lo Stato in maniera tassativa, assoluta debba esimersi da qualsiasi onere. L’espressione lascia aperta la porta che è nella discrezionalità dello Stato assumersi o non assumersi questo onere. Infatti, già l’on. Corbino, padre morale di questo comma, durante il dibattito alla Costituente per sgomberare alcune perplessità dell’On. Gronchi aveva dato il seguente chiarimento interpretativo: “Noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati; diciamo solo che nessuno istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. E’ una cosa diversa: si tratta della facoltà di dare o di non dare”. Chi al riguardo avesse qualche curiosità intellettuale storico-costituzionale può leggere gli Atti parlamentari, di pubblico dominio e a disposizione di chiunque ne abbia un interesse. La loro lettura sul punto potrebbe servire a svelenire la polemica.
    In merito, poi, alla presunta illegittimità, ad oggi, dopo 60 anni di ricorsi, non c’è stata una sola sentenza di
    incostituzionalità riguardo il finanziamento pubblico della scuola paritaria, tanto è vero che un piccolo finanziamento di essa continua ad essere erogato.
    Già solo questa constatazione, che fa parte della storia giuridica del nostro Paese, dovrebbe tranquillizzare
    chi si ostina ad avversare la scuola paritaria che sta conducendo una battaglia da retroguardia non solo per ragioni di natura ideale e valoriale, ma anche giuridiche e costituzionali.

  8. @Manrico:
    cos’è un ‘profitto’? Se con i proventi delle rette una scuola paritaia ristruttura i suoi locali, acquista una palestra più grande, costruisce nuove aule, rimoderna l’edificio trae profitto? Per te no, per me sì, perchè rivaluta enormemente la sua proprietà.
    Sulla precisazione che fai sulla incostituzionalità dell’art.33 della Costituzione, il terreno è scivoloso. Intendiamoci: certamente finora è stato interpretato come dici tu, ma questa interpretazione, personalmente, non mi tranquillizza affatto. Si detraggono costantemente fondi alla scuola pubblica ma quelli per la paritaria – in prealenza cattolica – non vengono toccati. Così come si tagliano ore di insegnamento sulle materie curriculari ma l’ora di religione – facoltativa – rimane sempre lì, svolta da docenti scelti dalla Curia ma pagati dallo Stato italiano con i contributi di tutti i cittadini, credenti o no.
    Tutto ciò è inaccettabile in uno Stato laico che dovrebbe mettere al primo posto la res publica, non i diritti acquisiti da una confessione religiosa.
    Quale poi sia la ‘battaglia di retroguardia’ che sta conducendo la scuola paritaria, francamente mi sfugge.
    Gli istituti religiosi sono liberi, così come gli altri, di proporre percorsi di istruzione alternativi alla scuola pubblica, ma non gravino sulle tasche dei contribuenti come continuano a fare. Vogliamo parlare della scandalosa esenzione dall’ICI?

  9. Mio figlio frequenta una scuola parrocchiale paritaria. Dal mese prossimo pagheremo 30€ in più al mese di retta scolastica. Chi ha 2 figli ne pagherà 60€. I costi del personale sono aumentati. I contributi del Comune sono minimi.I contributi dello Stato non ci sono più.I contributi delle famiglie sono continui. Ma i contributi della Chiesa dove sono? visto che sono scuole cattoliche? Perché la Chiesa non si libera un po’ delle sue ricchezze e comincia a fare del bene a chi ne ha veramente bisogno ?! Quand’è che anche la Chiesa comincia a fare la sua parte?