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Attualità   

Presepi d’ordinanza: armi di distrazione di massa

di Cecilia Maria Calamani
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[13 dic 2009]
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buddyA volte, francamente, non si sa se ridere o piangere per questa Italietta che pare aver identificato in feticismi degni di un paese del terzo mondo i ‘valori’ fondanti della sua identità.

I veri valori, derisi, calpestati, oltraggiati da un Governo guidato da un uomo che fa della sua lotta personale contro il sistema democratico il principale obiettivo del suo mandato, sono troppo alti per essere affrontati nei consigli comunali che, invece di occuparsi del traffico e delle infrastrutture, dei rifiuti e della scuola dell’infanzia, si dedicano a esercizi sui valori cristiani della nostra Repubblica.

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, sancendo che il crocifisso nelle aule scolastiche lede la libertà religiosa degli alunni e costituisce “una violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni”, ha scatenato le reazioni più folcloristiche – se non vogliamo chiamarle bigotte e retrive – in tutta la penisola.

Lega in testa, i nostri amministratori comunali si stanno sbizzarrendo nelle trovate più ridicole pur di affermare le radici cristiane dell’Italia che l’Europa negherebbe.

Siamo sotto Natale, è la volta del presepe, che ha soppiantato la croce nel richiamo alla nostra identità culturale e sociale. Passata la moda delle multe per chi toglie i crocifissi dalle sedi istituzionali e le proposte di istituzione obbligatoria del crocifisso in tutti gli uffici della Pubblica amministrazione, ora è la volta del presepe ‘d’ordinanza’.

Se la risposta di Milano alla Corte europea è stata l’inaugurazione, a Palazzo Marino, di un presepe di 100 metri quadrati (“ una tradizione secolare cara a tanti che nulla toglie all’attività dell’amministrazione comunale improntata alla laicità”, come dice il sindaco Letizia Moratti), quella di Firenze non è da meno.

Tre consiglieri del Pdl hanno presentato una mozione per “allestire presso i locali scolastici e gli asili nido un presepe”. Giovanni Galli, Jacopo Cellai ed Emanuele Roselli spiegano che “ormai da tempo in molte scuole, in nome di un ignorante laicismo, si tende a trasformare il Natale nella festa dell’albero, della fratellanza o di chissà cos’altro”.

E non contenti, o forse non consci del loro stesso ridicolo, continuano: “Mettere un presepe nelle scuole sarebbe un gesto di vera laicità, e cultura”. Il presepe, infatti, sarebbe il simbolo della  “verità storica che è all’origine stessa della festività natalizia che tutti, credenti o non, festeggiano: non ci risulta infatti che atei o agnostici il 25 dicembre lavorino o vadano a scuola”.

Forse non sanno, poveretti, che il 25 dicembre è festa nazionale e di conseguenza scuole e uffici sono chiusi. Per i cattolici, gli atei, gli agnostici, gli ebrei, i mussulmani, i protestanti, i buddisti, gli induisti e via e via. Così come ignorano che la laicità si esprime con l’equidistanza da ogni confessione religiosa.

Ma questo è solo un esempio dei temi che in questo periodo riempiono la bocca e il tempo di tanti nostri amministratori, politici, parlamentari e ministri evidentemente a corto di altri spunti più costruttivi in un Paese che ogni giorno rotola verso il baratro.

E’ naturale chiedersi il perché di una tale recrudescenza religiosa e soprattutto il motivo di simili – se pur ridicole – veemenze.

Al di là di asservimenti alla Chiesa in un momento di gelo con il Governo, sembra che queste esternazioni rispondano a un unico e preciso piano: distrazione di massa.

La sentenza della Corte europea, suo malgrado, ha fornito un ottimo espediente su cui convogliare la rabbia dell’opinione pubblica. Lo scandalo da far prevalere su altri, gravissimi, che corrodono le fondamenta del nostro Stato: stanno tentando di estirpare le nostre radici cristiane. Questo è il problema, gente. Ci tolgono i simboli, l’identità, la cultura!

E intanto, dietro le quinte, esplodono storie di mafia e politica, di sesso e favori, tentativi di manomettere la Costituzione per preservare l’immunità di pochi, attacchi efferati alla libertà e alla indipendenza dei poteri dello Stato. Dietro le quinte, ma abbastanza in evidenza per chi ha orecchie per sentire, si profila un ribaltamento dei principi democratici che reggono il Paese.

Pensate ai presepi, che è meglio.

Cecilia M. Calamani

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9 commenti
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  1. [...] LEGGI http://www.cronachelaiche.it/2009/12/crocifissi-e-presepi-armi-di-distrazione-di-massa/ [...]

  2. Molto buone le riflessioni. Mi convince l’dea della distrazione di massa, intesa come arma deputata a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica su problematiche di secondo o terzo piano. Il brodo di coltura comunque c’è, e non è possibile negarlo. Anche se il centrosinistra non si distingue certo per purismo laico, l’esistenza di un governo di destra consente derive inquietanti di tipo integralistico, di un “modo impositivo di vedere le cose” che nulla ha a che vedere con una moderna democrazia. Per questo credo che la creazione, proposta da Casini di un fronte antiberlusconiano, sia idea da prendere seriamente in considerazione. Prima della cura è necessaria comunque la rimozione del tumore. E il discorso non vale ovviamente solo per la religione; vale anche per il lavoro, per i diritti, per l’etica, per il rispetto in generale dei valori costituzionali. Ripeto, non sarebbe la panacea, ma è un atto comunque necessario.

  3. Scopiazza scopiazza, qualcosa resta

  4. Quando Giulia vorrà essere più precisa saremo tutti più contenti. Grazie.

  5. Son degli ignoranti cafoni e fascisti!
    W L’ALBERO

  6. stanno creando un clima di intolleranza del quale già si cominciano a vedere gli effetti e poi dicono che i fondamentalisti sono i mussulmani.

  7. Crocefissi nelle aule e ricorrenza natalizia sembrano appartenere allo stesso problema; credo che sia necessario fare una distinzione.

    Nella scuola si celebrano spesso delle ricorrenze: dalla Resistenza, alla festa della Repubblica, al Giorno della Memoria per ricordare la Shoah, e tante altre; ricordare la ricorrenza del Natale o quella della Pasqua cristiana sta all’interno del processo educativo. Nella scuola occorre parlare delle ricorrenze cristiane che sono anche delle festività nazionali e dell’importanza che viene data a queste ricorrenze, ciò fa parte della cultura e della consapevolezza che deve essere data agli studenti.

    In una scuola dove oggi si pongono problemi di integrazione e di rapporti con altre culture, comunicare informazioni ed esperienze sulle ricorrenze è utile al fine di comprendere le affinità degli esseri umani. Se in una scuola, o in una classe, si costruisce il Presepe non c’è niente di offensivo per gli studenti di altre religioni, anzi si può invitare anche altri studenti a parlare delle proprie tradizioni o trovare nel corso dell’anno date per ricordarle. Ma finita la ricorrenza si ritorna nuovamente tutti in un ambito laico della cultura e non sotto un solo simbolo predominante. Il Crocefisso attaccato nelle aule come simbolo permanente dello Stato in una scuola pubblica, in una forma quasi burocratica, è qualcosa di ben diverso della celebrazione della ricorrenza natalizia o pasquale.

    Non credo che sia utile alla comprensione e all’accrescimento della cultura il sostitutismo dei simboli con altri simboli neutrali inventati; credo che si possa crescere con la consapevolezza e non evitandola. Chiamare il Natale in un altro modo, festa dell’albero o delle luci per aiutare l’integrazione, vuol dire ben poco. Ma proibire con un atto d’ufficio un’iniziativa di una scuola, comunque rivolta all’integrazione, come nel caso della scuola di Cremona che aveva organizzato la “festa delle luci”, è un atto solo di prepotenza istituzionale (notizia divulgata dal Corriere della sera 15 dicembre 09 pag. 27).

    Occorre in qualche modo anche far comprendere che il Natale viene festeggiato anche da persone di religione non cristiana come simbolo di umanità e di fratellanza.
    Le cose peggiori che si possono fare sono quelle di ricorrere ai Presepi, ai Crocefissi e al laicismo di bandiera, per dividere e per far pesare agli altri le differenze e le distanze.

    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  8. Per quanto mi riguarda, democrazia vuole dire libertà d’opinione in tutti i sensi: ( libertà di pensare e di vedere diversamente da altri, senza essere messo alla gogna, però quello del crocifisso mi risulta un accordo fatto dai fascisti con il concordato nel 1929, questo vuol dire che prima nelle aule o nelle sedi amministrative ecc. il crocifisso non c’era, e se c’era era facoltativo,
    Voglio far presente che quando frequentavo le medie inferiori, in aula c’era uno studente di religione evangelica, questo ragazzo durante l’ora di religione, era obbligato a stare in aula a sentire cose che a lui non interessavano.
    Ora dico ognuno di noi è libero delle sue scelte, intanto per me l’ora di religione nelle scuole dovrebbe essere abolita, e quell’ora utilizzarla per materie che possano servire al miglioramento dei problemi dell’umanità, e per chi crede nella sua religione, sia cattolica mussulmana ortodossa ecc. va a pregare nei giusti luoghi.
    Per quanto riguarda la festa del Natale,la Pasqua ( tutte le feste religiose ) non è colpa di chi non crede
    stare a casa a festeggiare.
    Visto che qualcuno ha detto questo, allora perché la chiesa per 2000 anni ha inculcato che Dio, il settimo giorno ( domenica ) si riposò, perché non era un giorno lavorativo, allora perché adesso sta zitta, e lascia stare aperti gli Ipermercati 7 giorni su 7? facendo fallire quei pochi negozianti che fino adesso sono riusciti a sopravvivere.
    In Germania Nazione dove è nato l’attuale Papa i politici e la chiesa lasciano chiuse queste attività, vuol dire che anche alla religione in Italia le va bene così.
    Aggiungo solo una postilla ( la chiesa per essere più creduta deve stare in mezzo alla gente, se veramente si dice di essere caritatevole, e non ha bisogno di avere uno stato sovrano, con ricchezze inestimabili, e vedere lo sfarzo di come sono vestiti dai preti fino al papa, mentre la povera gente non ha il minimo indispensabile), su questa terra è meglio non nascere, o nascere animale, perché all’animale basta una tana e cibarsi, non ha bisogno di sfarzo.

  9. @Francesco Zaffuto
    Certo, le distinzioni sono d’obbligo. Ma qui si parla in genere di imposizioni. Imporre una croce, un presepe o comunque un simbolo religioso in un luogo pubblico non è corretto e non è in linea con i principi di laicità sanciti dalla Costituzione. E ciò a prescindere dal simbolo.
    Quanto alle feste che ricordi, sono quasi tutte cattoliche e non per origine, ma perchè la Chiesa si è appropriata nei secoli di ogni ricorrenza pagana.
    Allora, forse, sarebbe anche giusto spiegare agli studenti che il Natale ha origini ben più lontane della presunta nascita di Gesù visto che ha soppiantato la festa del Sole (che ricorreva a ridosso del solstizio d’inverno). Che poi il Natale, così com’è, faccia parte delle nostre tradizioni è un fatto, ma ‘tradizione’ non significa ‘verità’.
    La crescente multietnicità e multiculturalità della nostra società spinge a rivedere certe posizioni. Non stare al passo significa incoraggiare le divisioni e le distanze creando possibili e pericolose derive. La Lega ce lo dimostra giornalmente.

    @Felice
    Le incoerenze della Chiesa sono (per noi) ovvie e si dimostrano a tutto tondo. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire… Quando i cattolici capiranno che finanziano con i loro soldi e i loro sinceri sentimenti la multinazionale vaticana, probabilmente la religione diventerà – come è giusto che sia – un fatto privato. Ma lo capiranno mai? Smetteranno mai di assurgere la Chiesa a necessario tramite tra loro e Dio?