Diritto
Articolo 1: tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti
di Cecilia Maria Calamani [10 dic 2009]
Ricorre il 10 dicembre il sessantunesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, una carta fondamentale che all’indomani della seconda guerra mondiale e degli orrori nazisti sanciva i diritti basilari e inviolabili di ogni individuo della Terra a prescindere da sesso, nascita, razza, religione.
Molti, troppi, i Paesi che a tutt’oggi violano costantemente i 30 articoli della dichiarazione e sarebbe troppo lungo, in questa sede, elencare le violenze, le torture, gli omicidi che ogni giorno mietono vittime in tutto il mondo per motivi etnici, politici, religiosi, sessuali.
E In Italia? Chiediamoci, 61 anni dopo, quanto abbia senso considerarci tra i Paesi ‘civili’ che garantiscono pari dignità , diritti e tutela a ogni essere umano come stabilisce la Dichiarazione che, recepita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, è di fatto confluita nel 2004 nella Costituzione dell’Europa di cui facciamo parte.
Ogni individuo, recita la dichiarazione, “ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato†(art. 13), “ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni†(art. 14), “ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione†(art 19), “ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità , vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà †(art. 25), “ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati†(art. 28).
E, soprattutto, “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza†(art. 1).
Parole condivisibili per tutti, che sanciscono i minimi diritti di ogni individuo… Eppure sta uscendo prepotentemente fuori, in quest’ultimo periodo, un’Italia sempre più xenofoba e razzista, degnamente rappresentata da un Governo che ha fatto del pacchetto sicurezza, quasi interamente destinato ai migranti, la sua lotta di facciata verso i mali che affliggono il Paese. Nel Nord più incolto e retrivo, roccaforte delle Lega, il problema non è, o meglio non è più, la mafia che ancora tiene in mano e soffoca più di mezzo Paese, ma l’extracomunitario, il poveraccio che approda qui, malnutrito e disperato, un pericolo per le tradizioni, il lavoro, la sicurezza dei cittadini.
Ed ecco arrivare i ‘respingimenti’ dei migranti che vengono dal mare, gettati a forza tra le braccia di carnefici poco inclini a perdonarne la fuga. Poco importa, per l’opinione pubblica, che la maggior parte di loro arrivino in Italia via terra dall’Est europeo. Ed ecco istituire il reato d’immigrazione clandestina. Ed ecco imperversare iniziative xenofobe volte a salvare le radici cristiane dell’Italia, che vanno addirittura ben più in là di quanto la stessa Chiesa predichi: la croce sul tricolore su proposta di Roberto Castelli, il cui principale, il senatore Umberto Bossi, aveva affermato che con il tricolore “ci si pulisce il culoâ€; l’operazione “White Christmas†a Coccaglio, nel bresciano, per effettuare una pulizia etnica e religiosa insieme che non ha dato risultati. Come ha affermato infatti il comandante dei vigili di Coccaglio, non è stato trovato alcun extracomunitario senza permesso di soggiorno. E ancora a San Martino all’Argine, provincia di Mantova, il sindaco invita i cittadini a denunciare tutti i clandestini, alla faccia dello ‘spirito di fratellanza’ sancito dall’articolo 1. Mentre a Milano l’ambrogino, la massima onorificenza cittadina, va ai vigili del nucleo Trasporto pubblico, specializzati nella caccia ai clandestini alle fermate degli autobus.
Il tutto con l’approvazione del ministro degli Interni Roberto Maroni e del suo sommo capo Umberto Bossi oltre che, naturalmente, del presidente del Consiglio Berlusconi.
Una vera e propria apartheid che conta già , a pochi mesi di distanza, le sue catastrofiche conseguenze.
Sul lavoro nero: nessun clandestino è più disposto a denunciare lo sfruttamento da parte del suo datore di lavoro. Farlo equivarrebbe a un’autodenuncia per clandestinità con tutte le conseguenze del caso. Dilaga perciò, impunito, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Sulla salute: gli operatori sanitari denunciano un calo del 20% di richieste da parte degli irregolari, timorosi di una denuncia del loro stato di clandestinità . Il risultato è il fiorire di una ‘sanità ’ irregolare e parallela, senza controllo alcuno, e un impatto non trascurabile sulla salute di tutti i cittadini e sulle casse del Sistema sanitario nazionale.
Ma qualcuno forse ricorda gli articoli 13, 14, 19 e 25 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo?
Potremmo poi parlare della libertà religiosa (o a-religiosa), visto che una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha detto no al crocifisso nelle aule per salvaguardare le diverse e possibili scelte di fede di ogni cittadino. Che dire di un ministro della Repubblica, Ignazio La Russa, che afferma urlando in diretta televisiva “Possono morire (i parlamentari di Strasburgo, ndr) ma il crocifisso resterà in tutte le aule della scuola, in tutte le aule pubbliche! � E di tutte le ordinanze comunali – dilagate dal sud al nord della penisola – che istituiscono salate multe a chi oserà togliere i crocifissi dalle aule?
Che dire, infine, del tentativo portato avanti da Chiesa e Governo insieme di delegittimare l’autodeterminazione della persona (un diritto sancito addirittura dalla nostra Costituzione) in tema di testamento biologico per imporre il dogma cattolico della sacralità della vita a tutti i cittadini a prescindere dal loro credo, o non-credo, religioso? Dov’è il rispetto della libertà sancita nell’articolo 19 della Dichiarazione?
Questo è il nostro civilissimo Paese. Un Paese in cui se sei bianco, italiano e cattolico la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è pienamente rispettata.

Per me asssistiamo all’emersione di un fenomeno esistente da sempre in Italia. Grazie a mia mamma che amo, faccio parte di una minoranza etnica religiosa da ben 52 anni, e neanche per un giorno ho dimenticato di vivere in un Paese dove sono discriminata.
A partire dalla tv pubblica per la quale pago regolrmente il canone ma che da spazio alla religione di maggioranza, agli arredi delle scuole e dei tribunali, che si sorreggono con le mie tasse, all’enfasi posta su qualsiasi festività religiosa. E potrei continuare.
Sdoganato questo razzismo certamente le mani sono libere per avere rapporti con paesi che non hanno sottoscritto i documenti che noi sottoscrivemmo.
Ma ripeto , solo uno sdoganamento di un fenomeno mai sopito
L’Italia non è quel che si dice paese laico nè che offra pari opportunità .
Forse gli italiani, di proverbiale memoria corta, hanno dimenticato quando i migranti erano loro. Anche se allora venivano solo dimiscriminati per la provenienza e non (anche) per la religione.
Che l’Italia non sia un Paese laico siamo tutti d’accordo, almeno noi che ci confrontiamo qui. Ma fa bene ricordarlo quotidianamente e smascherare l’ipocrisia di chi crede che la laicità dello Stato sia sufficiente sancirla su una carta costituzionale. In fondo, molta gente non si rende conto delle contraddizioni del Paese in cui vive fino a quando qualcuno non si prende la briga di dimostrargliele. E, come ho già scritto nell’articolo, finchè si è bianchi, italiani e cattolici i propri diritti (almeno quelli fondamentali) non vengono toccati. Il problema è per gli altri. E non a tutti è chiaro che ‘gli altri’ siamo stati e potremmo essere di nuovo noi.
Apprezzo molto l’ impostazione dell’ argomento da parte di Cecilia Maria: su un sito laico la tentazione sarebbe quella di parlare per prima cosa dei diritti dei laici, per seconda di quelli dei migranti e, in generale, dei deboli. Vorrei essere ottimista, ma ricordo che negli anni 50-60 lo sforzo di rispettare i diritti umani quanto meno al lavoro e all’ istruzione era tangibile, mentre oggi mi pare che ci si sforzi nel senso di imporre doveri agli altri: il dovere di lavorare 12 ore al giorno, il dovere di pagarsi la pensione e la salute senza pesare sulle finanze pubbliche, il dovere di istruirsi a proprie spese…e mettiamoci pure il dovere di rispettare le idee e la religione governativi, levandosi di dosso ogni simbolo della propria religione se si è islamici, perchè si dà fastidio. Stiamo tornando al diritto del più forte.
Non posso he condividere, appartenendo anche io ad una minoranza quanto detto da Tiziana. Credo infatti che grande vantaggio potremmo trarre dalle religioni di minoranza nel paese che sul panorama pubblico sono infatti laicissime e più avanzate del cattolicesimo per quannto riguarda o il biotestamento o i rapporti omsessuali. Purtroppo condivido con il commento 1 il fatto che molti italiani , anche tra quelli informati colti e bianchi, iuna certa indifferenza. In questo senso l’emersione di certi vizi potrebbero essere un utile momento di riflessione .
@Aldo Grano
Neanche si dovrebbe parlare dei diritti dei laici in un paese laico. In un paese così la religione diventerebbe un fatto personale e non ci sarebbe bisogno di ostentare nessun simbolo
to questo articolo proprio sui diritti uani e su un sito segnalato da voi
http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=685&Itemid=52
@ d.s.r.
opo i primi due sogni laici (vedi articolo sull’ insequestrabilità dei simboli religiosi e articolo sullo IOR) ecco il terzo grande sogno proibito dei laici: che la Religione diventi un fatto individuale e che spariscano le organizzazioni religiose: niente chiese, intese come organizzazioni, niente chiese intese come templi o luoghi di culto. Certo, così non darebbe alcun fastidio e non ci sarebbe bisogno di organizzazioni atee o laiche: avrebbero già vinto! Sappi che molti religiosi affermano, senza rendersi conto di cadere in contraddizione col diritto di reciprocità , che l’ ateismo dovrebbe essere una posizione individuale e non organizzata. Purtroppo quel rompiscatole del Dio di Abramo, Isacco e Ismaele ha sempre detto agli Ebrei, ai Cristiani e ai Musulmani che devono rompere le scatole al mondo. E quindi, per contrappasso, esisteranno sempre chiese, laiche o concorrenti, antiebraiche, anticristiane e antimusulmane.
In genere non uso faccine ridanciane, non fa parte del mio stile. Questa mi è venuta per errore, non so quale, al posto della D. Pardon, ma ridere, se vi riesce anche a voi, non fa male alla salute.
@d.s.r.
Ti ringrazio per avermi segnalato una cosa che ho scritto tempo fa e che naturalmente non ricordavo. Comunque faceva parte di un dossier sui diritti umani, ognuno aveva scritto su un articolo.
Mi sembra che ci sia stato un peggioramento con la recrudescenza leghista sul no ai minareti che, secondo una intervista che ho letto ieri al vicesindaco di Milano, è del tutto pretestuosa perchè non esistono richieste in tal senso. Cecilia Maria ricordava Coccaglio.In quel paese negli ultimi dieci anni c’erano stati due episodi di microcriminalità (furto in appartamento) e una rapina in banca. Ovviamente gli autori erano bianchi, iraliani, forse cattolici. Ecco appunto: forse. La religione dovrebbe essere quel che si chiama dato sensibile. Se ne parla, volendo, con gli amici se si desidera invitarli ad una cena di shabbat o a degustare le sufganiot per channuccka (festa che inizia oggi , tra l’altro) .
@Cec.
Questo articolo è stato inserito ieri su http://www.nogod.it
@Aldo
Se ho apprezzato molto il primo commento, in cui – da cattolico quale ti dichiari – riconosci il ‘diritto del più forte’ anche in campo religioso, confesso di aver apprezzato poco il secondo.
Che ‘la religione diventi un fatto individuale’ dovrebbe esesre la regola, non un sogno. La religione è inconfutabilmente un fatto individuale. Assurgerlo a collettivo significherebbe tornare alla religione di Stato (e purtroppo manca poco).
Per quanto riguarda il ’sogno’ di veder sparire le organizzazioni religiose, forse qusto può valere per gli oltranzisti, ma non per la generica categoria dei laici. Ti ricordo che dei laici fanno anche parte quei credenti che riconoscono la totale distinzione tra Stato e Chiesa. In uno stato laico c’è posto per tutto: per le organizzazioni religiose e sindacali, per le associazioni culturali, per ogni manifestazione di pensiero, organizzata o meno, insomma. Ciò che i laici combattono non è l’organizzazione religiosa in quanto tale, ma i privilegi politici, economici e istituzionali che una particolare organizzazione religiosa, la Chiesa cattolica, gode nel nostro Paese. Dall’8×1000 all’esenzione dell’ICI, dall’insegnamento nelle scuole (facoltativo, già , ma di fatto senza alternative e per di più erogato con i soldi dello Stato) ai particolari, e non ben definiti, parametri legislativi che ‘tutelano’ uomini e cose afferenti al Vaticano anche se in territorio italiano, dai finanziamenti alla scuola cattolica a quelli erogati ogni anno per la manutenzione del clero o ristruttirazione dei beni ecclesiastici da enti locali e finanche dalo Stato. Poi esistono i privilegi politici, non dichiarati ma fattuali, che consistono nel ‘diritto’ di influenzare la legislazione di un Paese laico sui temi di coscienza: testamento biologico, pillola abortiva, contraccezione, eutanasia, diritti per le coppie di fatto, simboli religiosi, ecc.
Questo combatte un laico, solo questo. Se la Chiesa non pesasse sulle nostre tasche e sulle nostre libertà , molti laici, me compresa, non proverebbero alcun fastidio nella sua struttura organizzata. E forse questo sito non esisterebbe affatto, così come non esisterebbero associazioni e realtà che combattono questa commistione tra coscienza religiosa e affari dello Stato.
@Tiziana
Ho letto il tuo pezzo sull’articolo 18 della Dichiarazione, molto particolareggiato ed istruttivo su temi, per altro, sconosciuti ai più. Ho visto il mio su Nogod, grazie a te e a Giulio
@Cec
In effetti sulla carta c’è anche il diritto all’informazione, forse uno dei più negletti.