Attualità Chi€sa
Se il crocifisso diventa un simbolo economico
di Giacomo Grippa, UAAR di Lecce[20 nov 2009]
Quest’anno la Chiesa cattolica godrà di un ulteriore beneficio economico: si tratta di una parte dell’8xmille che il contribuente destina allo Stato per la salvaguardia del patrimonio pubblico. Lo scorso anno la Corte dei Conti segnalò al Governo l’irregolarità di tale destinazione.
La suprema magistratura contabile, organo costituzionale con poteri consultivi e di “giustizia contabile” non avrebbe quindi alcun sindacato sull’operato dell’Esecutivo.
Ma, se la detrazione di fondi è posta in essere dal Governo, un’azione di responsabilità, anche morale, andrebbe pur sollevata. Siamo in presenza di una “infedele” utilizzazione dei proventi dell’8xmille, prevista dalla legge n.122/85 che lo istituiì dopo la revisione del Concordato, la fine della religione di Stato e l’eliminazione della “congrua”, lo stipendio statale goduto fino ad allora dai preti.
Non va ignorato che la stessa legge consente una odiosa forzatura della volontà del contribuente; se al momento della dichiarazione dei redditi non esprime una scelta a favore o dello Stato o delle chiese, la sua quota viene proporzionalmente ripartita fra questi.
E’ da notare poi che il contribuente di suo non destina nulla, è lo Stato che dalla somma versata dal cittadino come Irpef, stacca l’8xmille per il predetto destinatario.
Le chiese, per la costruzione o riparazione delle strutture parrocchiali, ricevono ogni anno da tutti i Comuni il 7% degli oneri di urbanizzazione secondaria che il cittadino versa per il ritiro delle concessioni edilizie.
Una consistente erogazione, dai più sconosciuta, di rado rendicontata e ritenuta a torto obbligatoria perchè superata proprio dall’istituzione dell’8xmille.
Per di più gli enti religiosi ottengono dalle Regioni finanziamenti, a fondo perduto (in Puglia prima al 100%, ora al 50%), per oratori, palestre o campi sportivi a scapito di quelli per i Comuni.
Abbiamo, in altri termini, l’anomalia di ospitare una ramificata organizzazione clericale a totale carico di uno Stato pur laico. La vera battaglia per conservare i simboli religiosi è quindi quella, nel concreto, per giustificare questi non più sostenibili privilegi.
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La questione può generare un contenzioso come quello per i simboli religiosi nelle scuole ?
Un contenzioso formale non può impiantarsi dal momento che, per es., la Corte dei Conti non esercita un controllo diretto sull’ attività del Governo; può non registrare, per es., i decreti-legge, ma il Governo può chiedere ugualemnte la registrazione con riserva e la questione si trasferisce poi al momento della conferma con la ratifica del Parlamento o agli effetti della suia decadenza.
Sarebbe interessante verificare se un contribuente che, con la sua dichiarazione dei redditi non avesse voluto esprimere alcuna scelta, relativamente alla destinazione dell’8XMille a favore dello Stato o delle confessioni religiose, possa essere legittimato a ricorrere alla magistatura, nazioonale ed europea per la palese violazione della sua volontà.
Si potrebbero anche raccogliere le firme ( 50.000) per una proposta di (modifica alla) legge o per un referendum per l’eliminazione della singola norma o comma del relativo articolo della legge istitutiva dell’8xmille.
Oltre naturalemnte ad una forte azione di denuncia ed iniziativa politiche nel paese.
Sollevare tale questione, farne oggetto di una azione legale, di un ricorso sarebbe una vera bomba, in caso di vittoria, più eclatante della sentenza sulla defissione dei crocifissi dalle aule scolastiche,