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Diritti&Rovesci   

Saviano: l’impegno civile non è schierarsi politicamente

di Eleonora Gitto
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[24 nov 2009]
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robertosavianoQualche giorno fa il Ministro della cultura Sandro Bondi, con una lettera aperta, ha invitato lo scrittore Roberto Saviano, ormai conosciuto in tutto il mondo, a non schierarsi politicamente. Il riferimento era la lettera al Presidente del Consiglio affinché ritiri la legge “sul processo breve”, foriera di impunità e di grandi ingiustizie.

Nella propria puntuale risposta sulle pagine de La Repubblica, Saviano, difendendo la libertà d’informazione e la lotta contro ogni forma di prevaricazione e di arroganza, formulava in maniera estremamente lucida una serie di considerazioni a difesa della propria netta presa di posizione.

Ma forse non c’era neppure bisogno di spiegare ulteriormente, di motivare più in profondità quanto già detto in maniera cristallina nell’appello stesso, l’appello di un uomo che non ha a cuore uno schieramento politico, ma un impegno civile che lo porta quotidianamente a rischiare la vita propria e dei suoi cari.

Per questo ci permettiamo di ripubblicare l’appello: non per chiedere ai nostri lettori una sottoscrizione (ognuno ovviamente è libero di farlo o di non farlo), ma per mostrare che le accuse che gli si muovono provengono da chi probabilmente non ha capito nulla di cosa voglia dire spendere la propria vita per un ideale di giustizia.

L’appello di Saviano:

Signor Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il “processo breve” saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l’unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E’ una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

(articolo pubblicato su ecostiera)

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