Diritto
Prete pedofilo a Firenze, lo Stato sta a guardare
di Cecilia Maria Calamani [12 nov 2009]
Don Roberto Berti, ex parroco della Curia di Firenze, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione della dottrina della fede.
La sentenza giudica il parroco colpevole di âmolestie sessuali e psicologiche su minori” e prevede per lui “la residenza obbligata, in regime di vigilanza, in una struttura fuori dalla diocesi di Firenze per un percorso di recupero spirituale e psicoterapeutico. Lâarco di tempo complessivo previsto per portare a termine il programma di recupero sarĂ di otto anni. In questo periodo don Berti è escluso da ogni attivitĂ pastorale. Al termine degli otto anni la Congregazione per la dottrina della fede riesaminerĂ la situazione, valutando se il cammino di rigenerazione spirituale e psicologica avrĂ ottenuto i risultati speratiâ.
In virtĂš del perdono cristiano, l’arcivescovo di FirenÂze monsignor Giuseppe BetoÂri scrive nella lettera di accompagnamento della sentenza: âNel ripensare alle grandi sofferenze che questa triste vicenda ha causato, lâArcidiocesi ribadisce la sua vicinanza a quanti ne hanno subite le penose conseguenze e rinnova lâimpegno affinchĂŠ simili funesti episodi non accadano mai piĂš, mentre accompagna con la preghiera il percorso di rigenerazione umana e spirituale del colpevoleâ.
Ricapitolando, un parroco avrebbe molestato sessualmente dei bambini (al punto da scatenare una sentenza della Congregazione della dottrina della fede, lâerede diretta della Santa Inquisizione) e viene mandato in unâaltra provincia per una ârigenerazione spiritualeâ. L’Arcidiocesi pregherĂ per lui e tra otto anni si vedrĂ . Nel frattempo Berti sarĂ comodamente alloggiato in altra parrocchia in regime di piena libertĂ e come penitenza perderĂ âogni attivitĂ pastoraleâ. In quella parrocchia circoleranno, ignari, dei ragazzini. Ma lui sarĂ troppo occupato a pregare per degnarli delle sue  immonde attenzioni.
Si ripete, insomma, una storia nota, in particolare in America latina: i preti pedofili, nel silenzio dell’omertĂ e dell’ignoranza, vengono spostati in altre parrocchie e lĂŹ continuano indisturbati, su altre vittime, i loro abusi.
La domanda sorge spontanea: ma lo Stato dovâè?
Un prete che abusa dell’infanzia viene condannato da un tribunale eccelsiastico ma non dalla giustizia italiana. Eâ piĂš grave, pare, il peccato sessuale del reato â ripugnante â di violenza sessuale nei confronti di minori.
Dobbiamo pensare che se sconterĂ la prima pena (pregare) sconterĂ automaticamente anche la seconda? O dobbiamo pensare che la giustizia italiana âha i suoi tempiâ? O ancora, che grazie al Concordato e al Trattato tra la Santa Sede e l’Italia le autoritĂ ecclesiastiche non siano soggette all’obbligo di denunciare il caso a quelle italiane e possano quindi sbrigarsela âin casaâ? Le linee di confine tra le due giurisdizioni, anche su territorio e cittadini italiani, sono infatti pericolosamente – e volutamente – labili.
Due parole merita infine il ‘peccato’ di pedofilia nella Chiesa cattolica.
Per la Chiesa sono cinque i peccati mortali, per i quali non è sufficiente la confessione: rubare ostie consacrate per usarle in riti satanici; violare il segreto della confessione; commettere, se si è preti o suore, peccati sessuali (e la pedofilia rientra in questi); abortire o rendersi corresponsabile di aborto; aggredire o offendere la persona del Papa.
Violentare un bambino è come rubare delle ostie o offendere il Papa. In quest’ottica, un trasferimento in altra parrocchia appare addirittura una pena severa.
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BASTEREBBE EVIRARE TUTTI I PRETI
E IL PROBLEMA SAREBBE BELLO CHE RISOLTO.
Tony, va bene lo scherzo, ma forse il problema è un po’ piĂš complicato, non trovi?
Quanto all’evirazione, personalmente sarei per la castrazione chimica di tutti i pedofli. So che non è democratico, che potrebbe sembrare incivile, ma in un paese come il nostro, in cui per buona condotta un pedoflo può stare qualche anno in galera e poi uscire, è l’unico modo certo affinchè non possa ancora rovinare la vita – tutta la vita – a esseri indifesi.