Diritti&Rovesci
Le sentenze vanno rispettate? Problemi etici e problemi di diritto
di Stefano Faraoni[13 nov 2009]
Al Parlamento europeo si sono mobilitati trasversalmente alcuni deputati europei italiani (Pdl, Pd, Udc, Lega Nord) per raccogliere firme a favore di un documento che riconosca il “pieno diritto di tutti gli Stati membri a esporre anche simboli religiosi all’interno dei luoghi pubblici o delle sedi istituzionali, laddove tali simboli siano rappresentativi della tradizione e dell’identità di tutto il Paese e dunque elementi unificanti dell’intera comunità nazionale, rispettosi dell’orientamento religioso di ciascun cittadino”. Questa posizione, sebbene molto criticabile sotto il profilo politico, oltre che logico e della verità storica, rappresenta un momento di confronto pienamente legittimo in seno ad un organismo istituzionale. Tuttavia c’è chi ha fatto molto di peggio, qualcuno, anzi molti, che in questi giorni ci hanno portato a riflettere in questi termini.
Le sentenze vanno rispettate o no? Si può dire e fare il contrario di quello che dicono le sentenze restando impuniti?
La questione è tanto grave quanto dirimente. Perché se si incita a non rispettare una sentenza, siamo tutti autorizzati a non rispettare le sentenze che non fanno i nostri interessi o che semplicemente non condividiamo o non ci piacciono. Chi sceglie quali sentenze vanno o non vanno rispettate? Quali sono quelle buone e quelle no? Allora ha ragione la cialtroneria postfascista di Ignazio La Russa, quando dice che “possono morire, tanto questi organismi internazionali non contano nulla”.
Silvio Berlusconi, Ignazio La Russa, molti Sindaci e un’infinità di personaggi politici, hanno detto che la sentenza sul crocifisso della Corte europea dei diritti dell’Uomo non ha valore; alcuni di essi, provocatoriamente, hanno agito in senso contrario alla pronuncia, chiedendo o ordinando l’esposizione dei crocifissi nei luoghi pubblici.
Forse questi signori non hanno presente che colui che incita al non rispetto di una sentenza vincolante di un organismo, conosciuto, riconosciuto e sancito dagli accordi internazionali, si rende protagonista di un illecito. A maggior ragione se chi lo fa è investito di una pubblica funzione. Questi sono i “fondamentali del diritto” e i “fondamenti della civiltà giuridica”. Non importa se si invocano sollevazioni di massa e clamori popolari; perturbazioni e sommovimenti etici, appoggi dell’opinione pubblica ecc. Ottanta anni fa, in Europa, col consenso popolare quasi unanime, una non indifferente parte del continente si era schierata dalla parte di una presunta legittimità etica, ma si era schierata contro il diritto internazionale, il quale non contava più nulla. Attenzione: il paragone non è forte. Il rifiuto ufficiale di una decisione di un organismo, nazionale o internazionale che sia, specialmente se operato da un “uomo pubblico” è un fatto grave, un vulnus alla credibilità delle istituzioni delle quali lo stesso uomo pubblico fa parte.
Coloro che hanno dichiarato o agito in senso contrario alla sentenza non hanno fatto solo un errore politico, hanno commesso un atto grave sul piano della credibilità delle istituzioni e sul piano del diritto. Una deriva perniciosa, un precedente inquietante per i possibili risvolti futuri.
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LA CHIESA CATTOLICA E’ LA PIU’ GRANDI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DELLA STORIA:
LA MADRE DI TUTTE LE MAFIE DA DUE MILLENNI.
SE NESSUNO SI DECIDE ALMENOA FAR SALTARE PER ARIA IL VATICANO
LA SITUAZIONE NON SOLO NON CAMBIERA’ MA, DI QUESTO PASSO,
TORNEREMO ALL’INQUISIZIONE.
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CHI NEGA QUESTO NEGA L’EVIDENZA, QUINDI LA STORIA.
LA TOLLERANZA CON LA CHIESA NON HA MAI PAGATO E NON PAGHERA’ MAI.