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La parola ai lettori   

Il crocefisso nella scuola e in altre istituzioni statali

lettera di Antonietta Dessolis, referente UAAR Domodossola (Verbania)
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[18 nov 2009]
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crocefisso_scuolaLe reazioni che ho letto in tanti giornali e varie trasmissioni televisive dimostrano ancora una volta la confusione che si fa, sia in buona fede che in mala fede, e nella disinformazione generale, tra la presenza del crocefisso, che è simbolo del ruolo pubblico della Chiesa cattolica (non di un generico cristianesimo) -  rendita storica di quand’era religione di Stato anche sulla carta – in un’istituzione statale e l’attaccamento, legittimo, allo stesso simbolo nella vita religiosa di molti e nei luoghi di culto, che evidentemente nessuno mette in discussione.

Chi ne ha chiesto la rimozione, che sia da una scuola o da un tribunale, da un seggio elettorale o da altro ufficio pubblico, contesta appunto quel ruolo, indebito in un paese che si vorrebbe laico, ebbene sì, laicista (che non è una parolaccia), dove almeno sulla carta non c’è più la religione di Stato, e niente ha a che vedere con la libertà di culto che dev’essere garantita , con pari dignità, a tutte le confessioni.

Chi lo vorrebbe imporre come simbolo identitario, come fa il nostro sindaco, lo fa contro chi in quello non si riconosce, negando cittadinanza morale a chi non ne ha nessuna o ne ha una diversa, altro che simbolo d’amore, che dovrebbe favorire l’inclusione: l’esclusione e la discriminazione sono il risultato. Semplificando il concetto si potrebbe dire che il crocefisso sta alla religione di Stato come la sua rimozione sta alla laicità.

La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo non produce l’obbligo di togliere tutti i crocefissi, ma il riconoscimento che non può essere obbligatorio nelle istituzioni pubbliche, accogliendo il ricorso di una cittadina italiana che ne chiedeva la rimozione nella scuola di suo figlio.

Partendo dall’aspetto simbolico per arrivare alla presenza ben più sostanziale della religione cattolica nel nostro paese, è l’indicazione di una direzione di marcia affinché un’etica di parte non sia imposta a tutti attraverso leggi-catechismo che ben conosciamo, dal testamento biologico al catechismo di Stato con l’ora di religione, dal divieto di riconoscere diritti alle coppie omosessuali ai privilegi economici e fiscali che danneggiano l’erario statale a spese di tutti i contribuenti. Infatti un giorno sì e l’altro pure la CEI e il capo di uno Stato assolutista, oltre che capo della Chiesa, batte cassa, mai contenti di tutte le prerogative che già hanno abbondanti: vogliamo discutere dell’8 per mille, degli oneri di urbanizzazione secondaria, del finanziamento agli oratori e alle scuole cattoliche? Dante metterebbe ancora nell’inferno questa Chiesa simoniaca, come ha messo Bonifacio VIII.

Il richiamo ossessivo alla tradizione e alle radici cristiane dell’Italia e dell’Europa fanno della religione, ancora una volta, strumento di potere oppressivo ed escludente, e la confermano come è stata nella storia dall’imperatore Teodosio in poi: per chi ha la memoria corta e fa del revisionismo storico strumento di potere, è bene ricordare che in nome del crocefisso si sono perpetrati i peggiori crimini, in cui Gesù Cristo non c’entra un bel niente. Che poi per tanti cattolici sinceri il crocefisso sia simbolo di amore non lo metto in dubbio, ma riferito alle singole persone che liberamente aderiscono a quella religione nello spirito evangelico, non certo alla presenza invadente e prepotente imposta a tutti.

Non è un caso che alcuni gruppi di cattolici, come le Comunità di base o Noi siamo Chiesa, che si sono pronunciate a favore della sentenza della Corte, non hanno voce in capitolo e se non sono tacciati di eresia è solo perché oggi non c’è più bisogno dei roghi, basta la congiura del silenzio.

Per concludere, un promemoria e un invito pacato: le esasperazioni identitarie hanno sempre provocato conflitti, armati o no; se si vuole veramente la pace bisognerebbe favorire la convivenza delle diverse istanze culturali e religiose; la laicità delle istituzioni, ovvero la neutralità dello Stato (che non vuol dire indifferenza) è il miglior modo per costruire una società non retoricamente pluralista.

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5 commenti
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  1. Per impedire che l’8 x mille destinato allo Stato venga poi comunque girato alla Chiesa occorre fare qualcosa, anche a costo di creare una Religione Umanista per competere con la Chiesa Cattolica.
    Non è un’idea irrealistica, altrimenti è meglio dare l’8×1000 ai Valdesi che sono “ragionevoli”.

  2. Infatti i Valdesi, al contrario della Chiesa, devolvono tutta la quota che ricevono in beneficienza e addirittura in favore della ricerca scientifica, documentando tutte le uscite. Fantascienza per la Chiesa cattolica.
    La loro serietà va premiata, sono perfettamente d’accordo.

  3. Cecilia, tutte le altre confessioni dell’intesa hanno dati pubblicati e verificabili sull’uso che fanno dei loro fondi. Mi sembra che solo gli Avventisi utilizzano i fondi per uso religioso.

  4. Io do il mio otto per mille all’Ucei che non lo usa, per le regole che si è dato, per questioni religiose peraltro già foraggiate dagli iscritti alla Comunià attraverso le tasse annuali. Oltre alla rendicontazione per lo Stato , che mi sembra che solo la Cei mostri parzialmente, già si sa quale sarà il progetto che verrà sorretto il prossimo anno, cioè quello che andrò a finanziare col mio prossimo irpef.
    Inoltre una quota viene riservata alle emergenze, quest’anno una cospicua cifra, molto cospicua se si pensa alle entrate Ucei e a ciò che ha donato la Cei, è stata riservata alle popolazioni terremotate. Ancor più interssante è sapere che in quella zona non ci sono ebrei. http://www.nessundio.net/tiziana2009.htm

  5. credo che anche gli avventisti non utilizzino per questioni religiose