Scienza
Acqua sulla Luna
di Claudio Tanari [17 nov 2009]
Qualche giorno fa l’agenzia spaziale americana ha reso noto alla CNN che sul nostro satellite è stata scoperta una ”significativa quantitĂ ” di ghiaccio. «Non stiamo parlando solo di acqua, ma di quantitĂ rilevanti di acqua sulla Luna», ha precisato Anthony Colaprete, del centro ricerche NASA di Moffett Field.
La scoperta, che «apre un nuovo capitolo nella storia della nostra conoscenza del nostro satellite» è stata possibile nell’ ambito del Progetto L-CROSS (Lunar Crater Observation and Sensing), la prima delle missioni “propedeutiche” a riportare l’uomo sulla Luna entro il 2020.
ll 9 ottobre scorso la missione, lanciata a giugno, aveva bombardato il cratere polare Cebeus con un “proiettile” che aveva sollevato dalla superficie lunare una nube di detriti. La sonda gemella LRO, in orbita attorno alla Luna, aveva ripreso fedelmente la scena: i ricercatori hanno analizzato gli spettri (ovvero la luce riflessa) dalla nube di polveri sollevate dall’impatto, cercando le caratteristiche tracce delle molecole d’acqua. Dubbi a questo punto non ce ne sono più: le tracce inconfondibili della molecola di H2O sono state osservate tanto nell’infrarosso quanto nell’ultravioletto.
Certo, non oceani o laghi, ma grandi pozzanghere ghiacciate sul fondo di depressioni dove il Sole non batte mai: «L’acqua è fondamentale per gli astronauti e potrebbe permettere permanenze di lungo periodo», ha dichiarato Margherita Hack ridestando i sogni di colonizzazione spaziale dei baby boomers. Secondo Science le zone gelide della Luna sarebbero le posizioni ideali per una base permanente, la cui costruzione e gestione sarebbe agevolata notevolmente dalla presenza d’acqua.
La realtà è un po’ piĂą complessa: la NASA ha recentemente rivisto i progetti di sviluppo delle missioni programmate dall’amministrazione Bush (Luna e Marte), tra possibili tagli e incertezze strategiche, lungo una lunga fase di transizione alla fine della quale potrebbe non risultare piĂą la favorita a mantenere il ruolo di pioniere dell’esplorazione spaziale. Eppure, come giĂ dichiarato da molti addetti ai lavori, la colonizzazione di Marte potrebbe innescare una scintilla in grado di riaccendere l’entusiasmo per la corsa allo spazio e per le sue ricadute tecnologiche. Per non parlare della necessitĂ della competizione con i nuovi arrivati di India e Cina.
A vederlo, l’ultimo progetto dei cervelloni della NASA, il programma Constellation, ricorda in modo schiacciante le capsule Apollo ancorate ai vettori Saturn V: nostalgia dei Sixties o esigenze di budget?
Nel frattempo, godiamoci la fantasia di poter mandare giĂą un bel sorso di acqua ghiacciata su quel sogno a portata di mano che chiamiamo Luna.

ChissĂ , forse qualche milione d anni fa, se c’era un pò d’atmosfera, magari sui monti piĂą alti della luna nevicava…e un bel racconto?
Mmm… Studierò il caso!