Mondo
Perché Blair non può essere presidente del Parlamento Europeo
di Stefano Faraoni[16 ott 2009]
Intervenendo a una conferenza presso l’Università di Georgetown davanti a una platea di cristiani e islamici, l’ex capo del governo britannico Tony Blair ha tessuto un convinto elogio della religione. Secondo quanto riporta il sito del Times, Blair ha anzi proposto che le due più diffuse religioni del pianeta si uniscano per combattere due minacce convergenti: quella dei fondamentalisti religiosi e quella rappresentata dai laicisti “che disprezzano Dio”.
In realtà qualche volta siamo stati tifosi di Tony Blair, lo confessiamo; anche se non ne siamo certamente seguaci.
Il leader inglese ha portato nel proprio Paese un vento nuovo di socialità che, con l’avvento della Thatcher, ci eravamo completamente dimenticati. D’altro canto le sue idee di politica internazionale, certamente non pacifiste, non hanno convinto buona parte dell’Europa, e probabilmente del resto del mondo.
Troppo spesso ha condiviso con Bush la dottrina delle guerre preventive mobilitando le truppe inglesi in prima linea, laddove le altre nazioni europee, almeno inizialmente, rimanevano perplesse. D’altro conto egli ha esercitato una leadership forte, a tutto tondo, ponendosi come interlocutore di rispetto sul piano internazionale, grazie anche al suo non indifferente carisma.
Poi ha ceduto lo scettro interno al suo collega Brown, in forza di precedenti accordi politici (che in Inghilterra si rispettano). In seguito la conversione, rispettabilissima peraltro, al cattolicesimo; comunque discreta, avvenuta con l’aplombe che un perfetto gentleman inglese dimostra in questi casi.
Tuttavia resta un interrogativo di fondo: è la persona giusta per la presidenza del Consiglio Europeo? Le voci che circolano in suo favore sono sempre più accreditate, ma resta una forte perplessità, di carattere politico-culturale, e anche fondata su un criterio minimo di ragionevolezza.
Se questo signore testè convertitosi mette sullo stesso piano i fondamentalisti religiosi e i “laicisti che disprezzano dio” commette una serie di errori gravi.
Il primo, anche ad un’occhiata approssimativa, consiste in un’evidente forzatura di una realtà che non trova alcun riscontro, né logico né statistico: a fronte di milioni di fondamentalisti religiosi che sono pronti a scatenare guerre sante, nonché probabilmente a chissà quante decine di migliaia di persone disposte a stragi di inenarrabile efferatezza (da effettuare o già compiute), non ci risulta che, al momento, nemmeno il più terribile dei laicisti disprezzadio abbia mai fatto male ad una mosca.
Il secondo è ancora più semplice e più tranchant: non abbiamo mai sentito un laicista, ateo o agnostico che sia, disprezzare dio. Se si crede in Dio, lo si ama; se non ci si crede non ci si pone nemmeno il problema di disprezzare. E’ una categoria che semplicemente non esiste, una vera e propria invenzione atta a controbilanciare ideologicamente, e falsamente, una realtà invece durissima e disperatamente vera, quella del terrorismo religioso.
Il laicismo sembra essere più una trovata ad effetto, che una realtà; un modo per dire che come esistono estremisti da una parte, ne esistono anche dall’altra. Ma non funziona. Il laico per definizione non è un estremista: la propria categoria di appartenenza, se proprio vogliamo appioppargliene una, è quella di una persona quanto più possibile oggettiva, distaccata, che fa prevalere un metodo – spessissimo coerente coi valori umani- ed uno stile ad un’ideologia fatta di contenuti aprioristici.
In altre parole, dire che un laico (laicista) è un estremista, è semplicemente un ossimoro. Se si estremizza la laicità a favore del laicismo, semplicemente si perde la connotazione di laicità.
Francamente ritenevamo che Tony Blair fosse culturalmente più attrezzato e, senza farsi trascinare da impeti o, peggio ancora, da ragionamenti più o meno comiziali, tenesse nella giusta considerazione due realtà non solo profondamente diverse, ma addirittura contrapposte: il preconcetto dell’estremismo religioso da una parte; il metodo della ragione e del confronto usato dal laico. Tutto qui.
Barak Obama, che culturalmente ci sembra non solo più preparato, ma anche avveduto, non a caso nel suo discorso d’insediamento alla Casa Bianca ha parlato, fra i valori da tenere in considerazione nella sua Nazione, di culture di derivazione, islamica, cristiana… e, guarda un po’, anche atea. Un’impostazione molto più “socialista” e soprattutto molto più aperta del suo ex collega inglese.
Speriamo vivamente che Tony Blair non diventi Presidente, perché ci troveremmo di fronte ad una persona lontana dalla realtà dei fatti, e probabilmente molto più ideologizzata di quanto credevamo.
Non un bene per l’Europa, non un bene per l








































A Blair va riconosciuto il merito di avere modernizzato un paese moderno come la Gran Bretagna, ma anche le persone migliori hanno un periodo in cui danno il meglio di sé al quale segue un periodo di discesa, almeno in un campo che è quello che ci interessa. Politicamente Blair ricopre il prestigioso incarico nel quartetto per il MO ed è stato praticamente assente nonostante piombo fuso ecc… Quello che dovremmo chiederci è perché il nostro premier si stia spendendo così tanto per insediare il britannico alla presidenza dell’Unione europea. Solo una settimana fa il ministro degli Esteri Frattini candidando Giulio Tremonti alla presidenza dell’Eurogruppo si era in qualche modo smarcato da Blair avvicinandosi alle posizioni di Merkel . Non è la prima volta che Berl. smentisce un suo ministro e qualche osservatore pensa che sia una manovra per sbarrare la strada a Tremonti col quale si sente in competizione. E’ possibile che il nostro premier che ha un’immagine appannatissima all’estero si stia spendendo così tanto per Blair, unico in Europa, nel tentativo di ritagliarsi un ruolo. Ma la firma più interessante nell’appello pro-Blair sembra quella di Veltroni che sa bene che se la poltrona Ue finisce ad un socialista (gruppo di riferimento di Blair), la strada sarebbe chiusa per una eventuale poltrona di ministro degli Esteri Ue a D’Alema che tiene molto a quel posto. Certo è che l’Italia ormai si schiera con i paesi dell’est e non riesce a trovare un accordo con quelli “più forti” e “più avanzati culturalmente” e che in questa vicenda sono avversari di Blair (Germania e Spagna) o poco simpatizzanti (Francia). Personalmente credo che l’assetto migliore per l’Ue sia la finlandese Tarja Halonen alla presidenza e agli Esteri l’inglese David Milliband . I due non mi sembrano preda di nessun fideismo religioso.
Quanto all’intelligenza politica di Obama, che pure ha fatto grandi discorsi di apertura e inclusione alle religioni, si veda il suo discorso in Africa e quello per il conferimento della laurea dell’Università cattolica americana, mi sembra presto pr esprimere un parere. Sicuramente ha mostrato intelligenza politica nel nominare Clinton segretario di Stato.
http://www.nessundio.net/tiziana2009.htm
Credo che Blair non sarà promosso a quel ruolo soprattutto perchè la Gran Bretagna non è nell’euro.
Il binomio finlandese inglese prospettato mi sembra troppo perfetto perchè si realizzi.
Non condivido la svolta cattolica di Blair, ma penso che il problema per cui non è adeguato in quel ruolo è politico.
Il problema di Blair risiede soprattutto nell’asse alla guerra Iraq , quella delle tre B Bush, Blair, Berlusconi. Il fatto che Veltroni abbia apposto la firma per Blair la dice lungo sullo straniamento del partito di cui fa parte.
La cattolicità è un’aggravante.
Giuste le vostre osservazioni. Dalle nostre parti, c’è da aggiungere che D’Alema è contrario (forse per interesse di carattere personale); Veltroni è favorevole; Pannella se potesse gli sparerebbe, non violenza a parte; Berlusconi forse ha parlato del tema con D’Alema in una chiacchierara in un giardino a margine di un convegno. Staremo a vedere.
Per me Blair non c’azzecca.
Bisogna adesso aspettare i nuovi ordini di Putin al nostro Silviuccio,
Credo che nel primo commento a quest’articolo ci sia la realtà dell’isolamento del nostro paese.
blair aveva fatto nascere molte speranze ma la sua cieca adesione alla guerra contro l’iraq ha rovinato la sua immagine . oggi ha l’aggravante della religione , è pronto per le crociate !! non ha credibilità perchè non ha l’equilibrio necessario per gestire una vecchia europa che non ha più voce in capitolo in campo internazionale .ma , è disoccupato ? cerca lavoro ? non potrebbe dedicarsi al giardinaggio?
questa testata non la conoscevo , mi scrivono altri …ma la tiritera pro aborto non la sopporto più !!
daniela
Anche D’Alema è disoccupato…e che disoccupato !
Anche io credo che Blai non ce la farà, anche nel suo paese la sua popolarità è molto bassa.
Ritengo però utilissimo il commento 1 che rileva come ormai l’Italia si trovi sempre schierata con i paesi dell’est che, oltre ad essere deboli economicamente, lo sono soprattutto sul piano della modernità .
Certamente il duetto presentato come “dei sogni” – sempre nel commento 1 – sarebbe di grande svolta per l’Europa, ma è quello più distante in assoluto dai desideri italiani. Mi sembra di ricordare che una delle prime grosse gaffe di Berlusconi è proprio legata al nome della presidente finlandese.
Se l’Italia non è isolata sul piano intenazionale, ci manca poco. Il suo appiattirsi su altri paesi minori, anche quelli dell’est, è semplicemente un segno dell’impossibilità di muoversi, al momento, coi grandi. Ormai sono mesi che Berlusconi non fa altro che parlare con paesi minori, oppure con Putin o Gheddafi. Ormai la cortina alzata sull’Italia comincia a produrre visibili effetti.