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Il cardinale batte cassa

di Claudio Tanari
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[4 ott 2009]
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questuaIl Cardinale Carlo Caffarra ha chiarito definitivamente – ammesso che ce ne fosse il bisogno – cosa significa per la Chiesa una “vera pluralità di proposte” nel campo dell’educazione.
Lo ha fatto presentando a Bologna, in occasione del Materna Day, di fronte al sindaco Flavio Delbono e alla presidente della Provincia Beatrice Draghetti, la «Carta formativa della scuola cattolica dell´infanzia»: dopo la retorica sulla consapevolezza della Chiesa circa la sua «capacità educativa, soprattutto nei momenti di crisi della società» e sul «dovere gravissimo» che così si assume, il prelato è andato subito al sodo: «Servono soldi, altrimenti la libera scelta si limita a una dichiarazione di principio».

Facciamo un po’ di storia.

In Italia la più recente normativa relativa alle scuole paritarie, per la maggior parte cattoliche, è la legge n. 62 del 10 marzo 2000 (Governo d’Alema) che eredita lo spirito dei Decreti ministeriali 261/98 e 279/99 (Ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer), presupposti per la sistematica e regolare concessione di finanziamenti alle scuole private. In effetti con la Legge 62 si sancisce l’entrata a pieno titolo delle scuole private nel sistema di istruzione nazionale: quegli istituti, perlopiù confessionali, devono essere trattati “alla pari” anche sul piano economico. La legge prevede, tra l’altro, l’applicazione alle scuole paritarie del trattamento fiscale riservato agli enti senza fini di lucro, l’istituzione di fatto dei buoni scuola statali (stanziamento di 300 miliardi di lire a decorrere dal 2001) e l’aumento di 60 miliardi di lire per il mantenimento delle scuole elementari parificate.

Tutto ciò, va evidenziato, in un quadro che vede gli alunni delle scuole cattoliche in progressiva diminuzione. Nel 1992 gli studenti delle scuole cattoliche erano 876.398 su 9.584.809 alunni italiani, ossia il 9% del totale. Nel 2006 gli alunni delle scuole cattoliche diventano 625.781 su un totale di 8.908.338, ossia poco più del 7% della popolazione scolastica complessiva. Anche il numero degli istituti cattolici è in caduta libera: da 11.121 nel 1991 a 8.472 nel 2004, fino a 7.116 nel 2008.

crocefisso-moneteI Governi dell’Ulivo lanciano quindi un poderoso salvagente ad un organismo d’istruzione cattolico in agonia. Ma non è – ovviamente – finita.

Il governo Berlusconi, ministro Letizia Moratti, con il DM 27/2005 apporta alla già generosissima Legge 62/2000 modifiche di non poco conto: non si parla più, ad esempio, di “concessione di contributi” ma di “partecipazione alle spese delle scuole secondarie paritarie”; è abbassata la soglia di alunni per classe (da dieci a otto) per l’accesso ai finanziamenti; vengono innalzati i livelli massimi delle elargizioni (12mila euro per una scuola media inferiore, 18.000 per una scuola media superiore).

Risultato: nel 2005 l’ammontare dei contributi alle scuole non statali è di circa 500 milioni di euro. Nel 2006 (Governo Prodi), a fronte di pesanti tagli all’istruzione pubblica, la cifra è stata incrementata fino a 532,3 milioni di euro. Vale forse la pena di ricordare che l’articolo 33 della Costituzione della Repubblica italiana stabilisce il diritto «ad Enti e privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato»; va altresì notato l’atteggiamento assolutamente bipartisan con cui Destra e Sinistra di questo disgraziato paese hanno guardato (e guardano!) alla questione…

Per il Cardinal Caffarra, però, la questua è ancora all’ordine del giorno: come scriveva Ernesto Rossi nel Maggio del 1960 sul “Mondo”: «Quando si tratta della “roba” i monsignori del Vaticano hanno la pelle delicata come quella della principessina che non riuscì a chiudere occhio per tutta la notte per il pisello che le avevano messo sottosette materassi».

In effetti, aldilà delle ideologie o dell’anticlericalismo vintage, ci troviamo davanti ad uno dei casi in cui l’azione concreta dei governi nei confronti dei privilegi ecclesiastici costituirebbe, molto più di sterili enunciazioni di principio, un indicatore formidabile di cambiamento. Certo, un compito cui l’attuale maggioranza non sa e non vuole assolvere.

Curzio Maltese chiudeva lo scorso anno il suo “La questua. Quanto costa la Chiesa agli italiani” (Feltrinelli): «A questo punto, rimane soltanto da chiedersi se in Italia sia mai apparsa una grande forza riformista e modernizzatrice, aldilà degli slogan. Ma se un giorno batterà un colpo, il primo sarà alle porte del Vaticano».

Oggi quel momento sembra davvero lontano.

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