Bioetica Diritti&Rovesci
Se la legge sul testamento biologico diventa merce di scambio
di Claudio Tanari[11 set 2009]
Inutile nasconderselo, il pericolo è più che concreto. Aldilà delle recenti incrinature nelle relazioni fra Governo e Chiesa, la legge sul biotestamento (il dibattito riprenderà in Parlamento martedì 15 settembre) si avvia a diventare per Berlusconi e per le gerarchie vaticane il banco di prova di un naturale riavvicinamento dopo i rumorosi temporali estivi.
Le critiche allo stile di vita del capo del Governo da parte di testate autorevoli di oltretevere, il killeraggio del direttore dell’ “Avvenire”, le presunte grandi manovre per un nuovo grande partito cattolico, stanno lasciando il posto all’abituale, silenzioso lavorio diplomatico di Gianni Letta.
La bioetica come merce di scambio? Non sarebbe affatto sorprendente. La Santa Sede storicamente tratta con chiunque le garantisca privilegi e immunità, in linea con una logica strumentale di lucido opportunismo tattico: di fronte a solidi vantaggi economici o istituzionali, una “Perdonanza” non si è mai negata a nessuno, da Costantino a Mussolini…
Oggi inviti pur sensati alla riflessione, come quello del cardinale Martini – «Forse è tempo di fermarsi un po’ a pensare, prima di riprendere la discussione sul testamento biologico» – in occasione della presentazione a Milano dell’ultimo saggio di Ignazio Marino (“Nelle tue mani – Medicina, fede, etica e diritti”, Einaudi), rischiano di passare in secondo piano: la CEI vuole portare a casa un risultato che riconduca i rapporti fra Chiesa ed esecutivo nell’ambito dell’ ”evidente serenità istituzionale” evocata da Berlusconi; più brutalmente, si tratta di riaffermare quel primato cattolico su tutti i temi eticamente sensibili in discussione nel nostro Paese, con tutta evidenza la vera posta in gioco.
Preoccupa, in questo quadro, la timidezza con cui il più grande partito di opposizione ha finora contrastato i disegni neoconfessionali in materia di fine vita e non solo: se il candidato alla segreteria del PD Franceschini si pronuncia per la libertà di coscienza nel rispetto della laicità dello Stato, laicità che diventa “la nostra bussola” per lo sfidante Bersani, l’outsider Ignazio Marino ridefinisce l’essere laici come metodo: “Significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, [...] non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori. Significa che quando [...] si è presa una decisione nell’interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onestà”.
Petizioni di principio troppo accademiche, benché teoricamente corrette, da tradurre in posizioni chiare e nette da assumere piuttosto in fretta: fin da martedì 15 settembre.







































