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Diritti&Rovesci    Discriminazioni   

E sull’ora di religione infuria la polemica politico-cattolica

di Cecilia Maria Calamani
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[23 ago 2009]
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La sentenza del TAR del Lazio che accoglie i ricorsi contro l’attribuzione di credito formativo per  l’ora di religione  – e che sancisce l’assenza dagli scrutini degli insegnanti  – sta sollevando un gran polverone ad opera dei soliti noti, i catto-parlamentari e la Chiesa cattolica. Tralascerei ciò che prevedibilmente dice il Vaticano,  Stato straniero che costantemente mette bocca sulla nostra legislazione , e mi soffermerei sulle osservazioni che vengono dai nostri parlamentari, la cui risonanza si fonda sull’ignoranza di chi della questione non sa nulla.

Per Paola Binetti, teodem del Pd, escludere gli insegnanti di religione dagli scrutini “crea dei docenti di serie A e di serie B”.
Giusto. In effetti gli insegnanti di religione, usando le parole della Binetti, non sono “di serie A”, se vogliamo intendere che a questa categoria appartengano di diritto i docenti che hanno superato un regolare concorso statale.

Gli insegnanti di religione appartengono a un’altra categoria. Da sempre nominati dalla Curia, a seguito della legge 186 del 18 luglio 2003, voluta dall’ex ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, il 70% di loro ha superato un concorso ad hoc istituito nel 2004 per l’immissione in ruolo (leggasi  sanatoria), mentre il restante 30% continua ad essere nominato dalla Curia. Dall’entrata in vigore della legge, però, il loro stipendio viene pagato dallo Stato italiano nonostante la Curia possa revocare, a suo insindacabile giudizio, l’incarico. E, in questo caso, gli insegnanti rimangono comunque a pieno titolo in ruolo, magari per insegnare altre materie e superare in punteggio colleghi entrati  con regolare concorso.
Vogliamo ancora paragonarli agli altri insegnanti?

E passiamo a Giuseppe Fioroni, l’ex ministro responsabile dell’ordinanza bocciata dal TAR, che sprona la sua collega, l’attuale ministro Mariastella Gelmini, a fare ricorso.
Nessuno studente è obbligato [a frequentare l’ora di religione, ndr]. Può sempre richiedere un’attività alternativa alla religione e sarà la scuola a decidere le forme e l’organizzazione”.
Forse l’ex ministro non vive nel nostro Paese, o forse non ha figli in età scolare che non vogliono frequentare l’ora di religione. Di fatto, ci dispiace contraddirlo, non esistono alternative all’ora di religione, perché le scuole non hanno né gli insegnanti né i fondi per istituirle.
Il risultato è, caro Fioroni, che non avvalersi dell’ora di religione significa, in soldoni, bighellonare per l’istituto o chiedere l’uscita anticipata. Ergo, il credito formativo per chi frequenta religione è solo discriminatorio nei confronti dei non cattolici.

L’attuale ministro Gelmini accoglie l’invito: “Farò ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza“. Secondo il ministro, infatti, questa decisione discrimina la religione cattolica.

Per Luisa Santolini, deputata Udc, “tutte queste sentenze [ma quali? ndr] vanno in un’unica direzione, ovvero cercano di distruggere le tradizioni italiane ed il sentire della gente”.
Ed ecco qua, una botta di populismo qualcuno doveva pur darla.

Evidentemente la Santolini si rende conto che non ci sono argomenti convincenti per sancire che uno studente cattolico abbia diritto a un credito mentre uno non cattolico no. Ma l’ignoranza dell’italiano medio sull’argomento è tale che il populismo può avere degli effetti  convincenti: e chè, credono di estirpare le radici cristiano-cattoliche dell’Italia?
Vagli un po’ a spiegare che l’ora di religione (purtroppo) non la tocca nessuno e che il TAR del Lazio ha solo sancito che non deve portare alla maturazione di credito in vista dell’esame di Stato.

La lista delle proteste cresce di ora in ora, ed elencarle tutte sarebbe troppo lungo. Ciò che fa sorridere è come si cerchi goffamente di ribaltare la realtà: la frequenza all’ora di religione è passata dall’essere discriminatoria (come afferma il tribunale del Lazio) a essere discriminata!

Viene il sospetto che tutti questi catto-politici abbiano preso alla lettera l’insegnamento del nostro presidente del Consiglio, capace di urlare contro i media “deviati” dalla sinistra quando in realtà i media sono tutti nelle sue mani. Il pianto frutta, come si dice. E i nostri parlamentari lo sanno bene.

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